macroregione sud: Chi è sporco di lega

Rilanciamo l’opinione di Pino Aprile sul tema della Macroregione Sud pubblicata sulla pagina Facebook, Terroni di Pino Aprile, il 21 aprile 2018.

A proposito della Macroregione Meridionale: Chi, come, quando e perché

di Pino Aprile

Macroregione Sud: l'opinione di Pino Aprile
Pino Aprile

Macroregione meridionale? A Napoli è stata presentata una iniziativa per arrivarci con una petizione sottoscritta da mezzo milione di cittadini.  Rispondo pubblicamente, per brevità, ai tanti che mi chiedono cosa ne pensi. Dividerò l’argomento per cercare di essere più chiaro:

1 – Macroregione: ma serve?

È meglio o peggio avere una macroregione, invece di sei non macro? (La Sicilia è autonoma di suo, come la Sardegna, che per latitudine sta fra Gargano e Catanzaro, e fu la prima a esser ridotta a colonia e spogliata di tutto dal Piemonte, tanto che vi sorse un ciclo di studi che prese il nome di Questione Sarda). La risposta esatta è: Boh! Ma analizzando meglio la faccenda, si può arrivare a qualcosa di più preciso, ovvero: “Sì e no”.

L’ingegneria istituzionale non risolve; è utile soltanto in presenza di consapevolezza e volontà diffuse e condivise. Mi spiego meglio: la differenza fra Monarchia e Repubblica è evidente (il referendum era taroccato come i farseschi plebisciti di annessione a mano armata, ma si trattò solo del rispetto del metodo sabaudo rivolto contro i suoi ideatori: il padrone ti chiede come la pensi, se sbagli, ti corregge e ti spiega cosa dovevi pensare. Il fatto positivo è che ci liberammo dei Savoia). Tutto parve dover cambiare nel passaggio dalla prima alla seconda.

Vediamola da Sud: con il re sabaudo, territorio e abitanti dell’ex Regno delle Due Sicilie furono spogliati delle loro risorse, i galantuomini si fregarono pure le terre demaniali degli usi civici e i beni ecclesiastici; il popolo perse i volani sociali ed economici e fu costretto a emigrare; i duosiciliani divennero “meridionali” e titolari di meno diritti e di tutte le colpe. Con la Repubblica, invece…: i duosiciliani restarono meridionali e terroni, la battaglia per la terra continuò e i contadini vennero uccisi, l’emigrazione restò l’unica alternativa.

2 – Macroregione: perché ora.

A una Macroregione del Sud federata pensarono alcuni meridionalisti, fra cui Salvemini, ma fu l’esasperazione del colto, dinanzi all’impotenza del proprio sapere. Restando tutto il potere in mano al Nord, sarebbe stata una Macroregione coloniale. E i tempi, alla vigilia del fascismo, non erano comunque propizi. E durante il fascismo? Peggio mi sento, con la pagliacciata del nazionalismo di macchietta nera.

E nel secondo dopoguerra? Sarebbe stato forse il momento adatto, considerando che la colonizzazione nordica con uso di Savoia, aveva scavato, fra Nord e Sud del Paese un baratro: per la prima volta nella storia, tutte le regioni del Mezzogiorno erano diventate più povere di tutte quelle del Centro e del Nord (la versione “antica e accettata” divulga ancora “felicemente” la bufala del Sud arretrato al momento dell’Unità, e così libera delle colpe della rapina, un Nord che sa esser grato. Questo, però, è un altro discorso. Coloniale). Ma la situazione internazionale non lo avrebbe consentito, con la guerra fredda, il mondo bipolare e l’Italia media potenza di confine fra i due blocchi, il più grande partito comunista d’occidente e la coscienza nazionale in mano ai preti.

Dopo la caduta del muro di Berlino è un’altra storia: tutti i poteri interni sono in disfacimento e sempre più deboli e divisi, Chiesa inclusa; l’economia smobilita; gli interessi internazionali possono fare a meno di una Italia unita. In teoria, mai un momento migliore di questo.

3 – Macroregione: chi la voleva.

I pezzi del muro di Berlino dovevano ancora toccare terra, che già in Italia si progettava di fare il Paese a pezzi. Da una parte, l’ideologo della Lega, razzista dichiarato, Gianfranco Miglio, autore del federalismo criminale, nel senso che vedeva un Nord sempre in condizione di succhiare sangue al resto d’Italia; un Centro che non desse fastidio; un Sud da consegnare alla gestione delle mafie, ovvero il crimine al servizio dell’economia nordica, che sottrae risorse al Sud con pizzo e altro e porta i soldi al Nord, che ricicla.

Un progetto che trovò orecchie ben attente: la mafia siciliana si mise all’opera. Il boss Giuseppe Graviano (condannato con un fratello per l’omicidio di don Pino Puglisi e per l’organizzazione delle stragi di mafia dei primi anni ’90) fu intercettato mentre diceva che Gianfranco Miglio era persino sceso in Sicilia per incontrare Nitto Santapaola.  Boss della mafia siciliana e della ‘ndrangheta, massoni e piduisti, uomini dei servizi segreti ed esponenti della destra estrema procedevano alla creazione di una “Lega Sud”, finta contraltare e in realtà complice e subordinata di quella Nord.

Il progetto fu bloccato per fare spazio a un nuovo progetto: Forza Italia, partito fondato da Dell’Utri (in galera per mafia), per conto di Berlusconi (P2 e note frequentazioni mafiose: aveva il boss Mangano in casa, ufficialmente stalliere). La sentenza sulla trattativa Stato-mafia ha appena “sancito il legame tra le richieste di Cosa Nostra e il primo governo Berlusconi” (parole del pubblico ministero Nino Di Matteo). Così, il Nord e la mafia ebbero un partito di riferimento, al posto della Dc in dissoluzione. Ora Forza Italia è nelle condizioni della Dc allora: una struttura di potere marcio che si decompone; il M5S dilaga al Sud e la Lega vince a Nord.

4 – Macroregione: chi la vuole.

La proposta della Macroregione meridionale viene da un gruppo di persone da sempre attive sui temi meridionalisti; è nota la loro inclinazione verso l’area politica conservatrice, se non proprio di destra.  Il che, però, non confligge con il meridionalismo, che è trasversale, perché la parità di diritti fra cittadini di uno stesso Paese non è di destra né di sinistra.

Probabilmente per consonanza politica si spiega la presenza (e secondo alcuni il suggerimento iniziale) di Gaetano Quagliariello e Stefano Caldoro: due figure molto ingombranti, per il ruolo che hanno ricoperto e ricoprono in Forza Italia e nella coalizione di centrodestra. Ovvero quella che include il partito di Dell’Utri e Berlusconi e la Lega razzista e antimeridionale. Si può obiettare: ha importanza da dove si comincia, se poi si arriva al risultato? Per alcuni può averla, per altri non ne ha; ma è fuori di dubbio che questo può pesare sulla possibilità di condivisione del progetto e, quindi, di raggiungere la meta.

5 – Macroregione: e cosa cambia se la si ottiene?

Lo strumento amministrativo (Stato, Regione, Macro o meno, Federalismo o no…) è un utensile: non vale per sé, ma per l’uso che se ne fa. Prendete la mappa dell’Europa: i Paesi in cui i diritti dei cittadini sono maggiormente rispettati sono monarchie, salvo poche eccezioni; i Paesi in cui gli enti periferici hanno meno potere e meno spesa autonoma sono quelli federalisti e la tendenza è verso un maggior accentramento di poteri e spesa; al contrario, sono i Paesi centralisti quelli in cui la delega agli enti locali di poteri e spesa è maggiore e in crescita (e l’Italia prima fra tutti, che batte persino gli Stati Usa, scrive il professor Robert Putman).

Si avesse una Carta fondamentale che garantisca l’autonomia di una Macroregione meridionale, si griderebbe alla vittoria, giusto?  Più o meno come la Sicilia, dopo che ottenne lo Statuto speciale a seguito di una guerra di secessione abortita per l’accordo con De Gasperi.  Lo Statuto prevede tali e tanti poteri che la Sicilia potrebbe amministrarsi come Stato di fatto indipendente e bloccare l’attività dei governi italiani, esercitando il diritto a dire la sua su ogni argomento che tocchi la vita dell’isola (praticamente tutti). E potrebbe tenersi tutti i soldi del suo petrolio, delle tasse dei gasdotti che la attraversano, eccetera. Invece, lo Stato centrale si prende tutto e tratta l’isola da colonia.

La Macroregione, di per sé, non è un bene né un male

Quindi, non lo Statuto, ma l’azione politica e popolare costante e inflessibile garantisce il potere locale. La Macroregione, di per sé, non è un bene né un male: è un utensile che funziona se il popolo la vuole e poi la difende e ne applica i poteri.  Immaginate ci sia già e il presidente sia Caldoro: la volete ancora la Macroregione? O Quagliariello, Scopelliti… No, perché di centrodestra?

Mah, la Macroregione di fatto c’è già, e di centrosinistra: tutte le Regioni del Sud sono in mano a un solo schieramento politico, il Pd.  C’è stato il tentativo di Michele Emiliano di chiamare a raccolta i suoi colleghi presidenti, per coordinare l’azione di tutto il Sud.  E avete visto come è andata: manco fossero avversari, in reciproco sospetto e con politiche inconciliabili, a volte addirittura in conflitto.  Cosa avrebbe impedito a sei-sette persone, pari come partito e ruolo istituzionale, di accordarsi? E non è avvenuto. A proposito di volontà e di popolo.

Conclusione

Quindi? La struttura giuridico-amministrativa calata dall’alto dei pochi-che-sanno fu imposta, per esempio, addirittura con le armi, un secolo e mezzo fa, e nacque l’Italia. Gli italiani ancora no. Una riforma spinta dal basso, e addirittura con le armi, è nata una settantina di anni fa, in Sicilia, e non ha portato a risultati migliori (in Alto Adige, sì. Ma non è da trascurare la presenza di uno Stato confinante e di riferimento culturale e linguistico, come l’Austria).

Conclusione? Non ne ho, se non banali, tipo: serve un popolo consapevole e tenace e una classe dirigente adeguata. In una parola: volontà, ma vera e duratura.  E chi propone deve essere credibile.  Per me, e parlo per me, non ha nessuna credibilità chi è stato ed è complice della Lega. Con le facce di Caldoro e Quagliariello, la cosa nasce male.  La loro assenza avrebbe reso la cosa più credibile.

Non riesco a concepire come si possa essere meridionalisti e d’accordo con la Lega, sino alla complicità nelle azioni ultraventennali contro il Sud. Ti chiamano topo, porco, ti insultano in ogni modo, ti augurano la morte per via vesuviana, sismica o colerica, e tu gli dai una mano. Dice: è politica. No, questa è sudditanza. Chi è sporco di Lega non è un interlocutore.

Macroregione Sud: Caldoro-Berlusconi-Salvini
Alleati da sempre