Fondi strutturali europei

Le attività produttive del Sud sono servite da infrastrutture insufficienti ed inefficienti perché né lo Stato nazionale né la politica locale sono capaci di spendere in modo utile per il territorio i fondi strutturali europei.

Infrastrutture e attività produttive

Gli economisti concordano che un territorio senza infrastrutture e reti di comunicazione non può né ospitare imprese realmente produttive né favorire il loro suo sviluppo.  Senza imprese non ci sono posti di lavoro e non c’è o ci sarà sviluppo economico del territorio.

Accesso al mercato globale

Le imprese che vogliono partecipare al mercato globale hanno bisogno di facile accesso alle reti di trasporto stradali, ferroviarie, aeree e navali.  Anche l’industria del turismo, la cui crescita nel Sud è tanto auspicata da alcuni osservatori, ha bisogno di porti, aeroporti, reti ferroviarie e strade moderne.  Pertanto, un piano strategico meridionalista deve necessariamente mettere al suo centro una politica infrastrutturale per il Mezzogiorno in linea e integrato in tempi rapidissimi con i progetti europei e sovranazionali.

Fondi strutturali europei non spesi

Dai dati risulta che né lo Stato nazionale né la classe dirigente meridionale abbiano grande interesse per le infrastrutture per il Sud.  Infatti, secondo l’ultimo rapporto SVIMEZ, i Piani Operativi Nazionali (PON) per Infrastrutture e Reti hanno una dotazione totale di €1.844 miliardi di fondi strutturali 2014-2020, ma la spesa certificata è di soli €199 miliardi, pari a 10,85%. Questo PON era mirato in particolare al Mezzogiorno, e, pertanto la percentuale così bassa riflette negativamente proprio sullo sviluppo delle nostre infrastrutture.  Per quanto riguarda i Piani Operativi Regionali (POR), il Sud peninsulare e le isole hanno certificato la spesa al 31 luglio 2018 per solo 6% della dotazione totale dei fondi strutturali 2014-2020. Praticamente, a fronte di quasi €23 miliardi di dotazione totale, la spesa certificata raggiunge solo €1,4 miliardi.

Insomma, i dati certificano il fallimento dello Stato nazionale nel suo complesso e delle classi dirigenti regionali. Il Sud è penalizzato sia dall’Italia sia dai suoi amministratori locali.

Che fare?

Cosa fare?  In primo luogo è necessario pretendere che i parlamentari eletti al Sud, ovvero il 34% di coloro che siedono a Roma, facciano il loro dovere.  Devono assicurarsi che il governo attui i piani finanziati dalla UE spendendo i fondi strutturali PON, a costo di dare esclusiva priorità a quelli rivolti al Mezzogiorno.

A livello locale è necessario incalzare governatori e i consigli regionali nel fare quanto previsto per la spesa dei fondi strutturali POR.  Non è possibile che la spesa certificata sia ferma al 6%, quando invece c’è tanto da fare, dalle ferrovie ai porti, dalla manutenzione delle strade all’ammodernamento degli aeroporti.

Noi meridionalisti dobbiamo affinare le nostre capacità nella comprensione di come funzionano i finanziamenti dei fondi strutturali europei.  Non possiamo permettere che a livello nazionale i fondi identificati per i Piani Operativi Nazionali non siano spesi al Sud o che siano completamente persi. A livello regionale non dobbiamo e non possiamo correre il rischio che l’incompetenza o l’indolenza della politica locale faccia perdere i possibili vantaggi derivanti dai finanziamenti strutturali per i Piani Operativi Regionali o Interregionali.

Affinare la nostra comprensione dei fondi strutturali

E’ fondamentale che persona che si occupa di politica del territorio, si interessi ai fondi strutturali europei.  I rappresentanti degli imprenditori, dagli industriali agli agricoltori, dagli artigiani ai commercianti, e così via, dovrebbero essere i primi a chiedere conto alla politica, agli amministratori statali e regionali di cosa stiano facendo per assicurare che i fondi strutturali europei vadano a beneficiare le imprese produttive con investimenti infrastrutturali.

Il nesso fra infrastrutture e emigrazione dei nostri giovani

Senza infrastrutture moderne, le imprese esistenti non riusciranno a competere sul mercato globale e nessuno vorrà investire nel Sud.  Senza imprese, non ci sarà lavoro e i nostri giovani dovranno continuare ad emigrare, sempre in maggior numero. Pertanto, i meridionalisti devono assolutamente sviluppare una strategia politica per partecipare attivamente alla gestione dei fondi strutturali europei.