Petrolio in Basilicata: soldi che fuggono e giovani che emigrano

Il petrolio in Basilicata genera ogni anno miliardi di euro: produzione 2025 ~3,3 Mt (≈24–26 Mbbl), valore stimato 1,8–2,0 miliardi €, royalties cumulate 1996–2025: 1,9–2,45 mld €.

Basilicata e petrolio: un connubio perdente?

La Basilicata è il cuore del petrolio in Italia: nel 2025 la regione ha prodotto circa 3,3 milioni di tonnellate di greggio (24–26 milioni di barili annui; in media 65.000 bbl/giorno), rappresentando la quota maggiore della produzione nazionale di idrocarburi (Italia 2025 ≈ 3,86 Mt). Il valore stimato della produzione lucana nel 2025, calcolato su un prezzo Brent medio ipotetico di 80–90 USD/bbl, si colloca indicativamente tra 1,8 e 2,0 miliardi di euro; le esportazioni dirette riportate per il 2025 sono intorno a 111 milioni di euro. Dal 1996 a oggi le royalties e i trasferimenti collegati alle attività estrattive in Basilicata raggiungono una stima aggregata compresa tra 1,9 e 2,45 miliardi di euro.

Per i Meridionalisti, questi numeri sollevano un problema di distribuzione: una ricchezza significativa non si traduce in sviluppo locale sostenibile. I proventi in gran parte vanno verso le grandi compagnie e il bilancio pubblico nazionale, mentre gli investimenti strutturali nelle comunità locali sono stati insufficienti o mal programmati. Il risultato è una dipendenza da un settore estrattivo che offre posti di lavoro spesso temporanei o altamente specializzati, non sempre accessibili alla popolazione locale.

Lo spopolamento avanza senza sosta

Il fenomeno del petrolio in Basilicata contribuisce allo spopolamento: giovani e lavoratori qualificati emigrano verso centri urbani con opportunità più stabili. Secondo i dati ISTAT, al 1° gennaio 2025 la popolazione residente in Basilicata è scesa a 529.897 abitanti, con una perdita di 3.336 residenti rispetto all’anno precedente. Le proiezioni ISTAT indicano che entro il 2050 la regione potrebbe perdere altri 100.000 abitanti. L’industria petrolifera, pur generando reddito, non ha arrestato l’emorragia demografica delle aree interne lucane e talora l’ha aggravata, perché i benefici occupazionali diretti sono inferiori rispetto ai profitti complessivi.

I danni ambientali continuano senza fine

Sul fronte ambientale, i Meridionalisti segnalano da sempre rischi concreti legati all’estrazione di petrolio in Basilicata: contaminazione delle acque, subsidenza, traffico pesante, degrado paesaggistico e deposito di rifiuti di perforazione. I controlli e la trasparenza non sempre risultano adeguati per mitigare questi impatti; ciò ricade sulla salute pubblica e sulla qualità della vita, erodendo ulteriormente la capacità delle comunità di trattenere popolazione e attività economiche.

Le soluzioni ci sono e sono semplici

Le proposte dei Meridionalisti per il petrolio in Basilicata sono pratiche e vincolanti: una quota tracciabile delle royalties deve finanziare la diversificazione economica (rinnovabili locali, filiere agroalimentari, turismo sostenibile), programmi di formazione e ricollocamento per i lavoratori, piani di bonifica e monitoraggio ambientale, e incentivi per le PMI locali. Solo così i circa 3,3 Mt/anno estratti nel 2025 e i proventi accumulati diventano leva per la resilienza territoriale e non fattore di depauperamento. La stessa Regione Basilicata ha riconosciuto la necessità di accelerare i progetti no-oil a fronte del calo produttivo in corso.

Dati recenti sull’occupazione (ENI, 2024 e fonti sindacali/territoriali)

Dipendenti diretti ENI (Val d’Agri, 2024): ~470. Indotto (fornitori/servizi, 2024): oltre 3.200. Totale stimato occupati legati all’attività petrolifera in regione: 3.700 persone, di cui circa il 70% residenti in Basilicata.

Stime più conservative (analisi sindacali/indipendenti) segnalano che il numero di lucani occupati direttamente può essere molto inferiore (es. ~200–300) quando si considerano solo i posti stabili e assunti localmente.

Dati demografici 2025 (ISTAT)

Popolazione al 1° gennaio 2025: 529.897 abitanti (-3.336 rispetto all’anno precedente). Saldo migratorio interno: tasso molto negativo (-5,0‰), con la Basilicata tra le regioni con i valori più alti di emigrazione interna verso Nord e Centro. Struttura per età: età media regionale in aumento; fecondità ai minimi con 1,09 figli per donna.

Il quadro dei redditi

Reddito pro capite Italia (2024): ~25.100 € (fonte MEF). La Basilicata si colloca circa il 30–35% sotto la media nazionale sul reddito disponibile e intorno al 70–75% rispetto al PIL pro capite del Centro-Nord.

La Basilicata mostra un PIL pro capite leggermente migliore rispetto ad altre regioni meridionali (≈ 28.400 € vs Mezzogiorno ≈ 24.800 €), ma il reddito disponibile medio dei lucani (~17.000 €) rimane significativamente più basso della media nazionale. Il PIL regionale, peraltro, risulta gonfiato dalla componente estrattiva: come ha rilevato Confapi Matera, quel dato statistico non corrisponde al benessere reale dei lucani.

Conclusione

In sintesi: i numeri del petrolio in Basilicata sono significativi ma la gestione è inadeguata. Senza trasparenza, investimenti mirati e strumenti anti-spopolamento, il petrolio sta lasciando alla Basilicata più costi ambientali e sociali che vantaggi duraturi. Le riserve nazionali certificate da UNMIG confermano che il giacimento lucano ha ancora anni di vita davanti a sé: il tempo per cambiare rotta c’è, ma va usato adesso.