Nel 2021 il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) è stato presentato come la grande occasione per “unire l’Italia”: più investimenti, più servizi e più sviluppo nel Mezzogiorno. A quattro anni di distanza, il bilancio è triste: il Sud è stato escluso due volte, nella progettazione e nell’attuazione.
1️⃣ Progettazione iniqua
Il PNRR prevedeva che il 40 % delle risorse territorializzabili fosse destinato al Sud, ma non ha imposto vincoli veri. Su questo peso la Corte dei Conti, nella relazione semestrale 2023, ha sottolineato che oltre il 65 % dei comuni meridionali manca di personale tecnico qualificato per gestire progetti complessi. Eppure i bandi hanno continuato a richiedere le stesse capacità di Milano o Bologna.
Di conseguenza, molte misure sono andate deserte o sono state ritirate per carenza di progetti validi, generando sprechi e frustrazione.
2️⃣ Attuazione lenta e penalizzante
Alla fine del 2024, soltanto il 24 % delle risorse destinate al Sud risultava speso, secondo il monitoraggio del Dipartimento per le politiche di coesione. E aggiungiamo alcuni casi emblematici:
- Asili nido: 1 miliardo di euro inizialmente previsto, revocato nel 2023 dal governo Meloni, con Campania, Calabria e Sicilia tra i più colpiti.
- Rigenerazione urbana: Napoli ha perso 371 milioni; Palermo 133 milioni; Reggio Calabria 117 milioni.
- In molti casi i fondi sono stati ritirati perché definiti “non attuabili” — senza alcun supporto tecnico preventivo.
⚠️ Non è solo colpa del Sud
Va detto con chiarezza: non si può incolpare esclusivamente i sindaci meridionali. Se mancano ingegneri o funzionari, è perché lo Stato li ha tolti. E poi li ha puniti, chiedendo loro capacità che non avevano, come avevamo già denunciato nell’ottobre 2021.
Allo stesso tempo, però, c’è responsabilità locale: non basta lamentarsi, serve capacità di cooperazione, visione strategica e trasparenza. Ma la vera mossa strutturale spetta allo Stato.
🧭 Verso un meridionalismo democratico
Una prospettiva politica e costruttiva richiede soluzioni concrete:
- Vincolo vincolante del 40 % delle risorse PNRR per il Sud, non solo una promessa.
- Rafforzamento strutturale degli organici comunali meridionali attraverso personale stabile (non consulenze temporanee).
- Monitoraggio pubblico e in tempo reale dell’allocazione e dell’impiego dei fondi, tramite impatto civico.
Perché il Mezzogiorno non chiede favori. Chiede giustizia istituzionale.
Senza Sud, l’Italia non riparte. E senza equità territoriale, la Repubblica tradisce se stessa.
