Amazzonia in fiamme vista dalla stazione spaziale

Rilanciamo il comunicato della Confederazione dei Movimenti Identitari (CMI) sull’Amazzonia in fiamme.

Amazzonia in fiamme

La Confederazione dei Movimenti Identitari (CMI) condanna nel modo più assoluto la devastazione in atto in questo momento nella foresta amazzonica. Dal gennaio di quest’anno, i roghi in Amazzonia sono aumentati dell’83%.Nei primi 7 mesi del 2019, ci sono stati 73 mila incendi a fronte dei quasi 40.000 dell’intero 2018. Solo nel mese di maggio di quest’anno, la deforestazione ha portato alla scomparsa di circa 739 Kmq di foresta pluviale.

Le colpe del governo liberista di Jair Bolsonaro

Il governo Brasiliano, guidato da principi economici liberisti, ha pesanti responsabilità nell’aver permesso agli speculatori di trasformare ampi pezzi della foresta in zona agricola. La nefasta influenza delle lobby dell’agricoltura brasiliana e multinazionale ha favorito la decisione del presidente brasiliano, Jair Bolsonaro, di allentare i controlli sulla foresta amazzonica.

La testimonianza del comandante Luca Parmitano

I risultati si vedono ad occhio nudo direttamente dalle città brasiliane, così come dalla Stazione Spaziale Internazionale, comandata dal nostro compatriota, il siciliano Luca Parmitano.  Le colonne di fumo, che si alzano verso il cielo, oscurano le città e si vedono dalla stazione spaziale. Oltre ai danni alla foresta, le fiamme causano emissioni di enormi quantità di anidride carbonica (CO2) nell’atmosfera, peggiorando l’effetto serra, alla base del surriscaldamento globale.  Inoltre, man mano che le fiamme avanzano, le popolazioni indigene che vivono nella foresta sono a rischio di estinzione.

20% dell’ossigeno che respiriamo viene dalla foresta amazzonica

La foresta Amazzonica copre circa il 65% del territorio del Brasile. Si estende in altre 8 nazioni: Bolivia, Colombia, Ecuador, Guyana, Guyana francese, Perù, Suriname e Venezuela, ed è grande circa la metà degli USA. Oggi è la più grande foresta pluviale del pianeta e produce il 20% dell’ossigeno che respiriamo. La foresta è un patrimonio dell’intera umanità e non di un gruppo di speculatori motivati solo dalla logica del profitto.

Il nesso fra importazione della carne brasiliana e la deforestazione dell’amazzonia

La Confederazione dei Movimenti Identitari (CMI) denuncia lo scellerato accordo commerciale tra Unione Europea e i paesi del mercato comune dell’America meridionale (Mercosur).  Questo accordo, approvato il 28 giugno 2019 dalla Commissione Europea, è il frutto di 39 negoziati in venti anni di trattative. L’approvazione dell’accordo prevede passaggi per i parlamenti nazionali in Europa e la ratifica da parte di Argentina, Brasile, Paraguay, e Uruguay aderenti al Mercosur. Anche il Venezuela aderisce al Mercosur, ma è attualmente sospeso.

L’Accordo UE-MERCOSUR danneggia la foresta e le popolazioni indigene e l’agricoltura europea

L’accordo UE-Mercosur prevede un enorme aumento dell’esportazione di carne e di tanti prodotti agricoli dall’America Latina verso l’Europa, creando danni su due fronti. Da un lato, gli ambientalisti, e noi con loro, denunciano che l’80% di deforestamento della foresta amazzonica è causato dall’allevamento degli animali da macello.  Dall’altro, la produzione alimentare europea pagherà le conseguenze per l’arrivo di prodotti a basso costo dall’America Latina.

Mentre l’Europa agricola subirà notevoli danni economici, saranno favorite le esportazioni di auto di grossa cilindrata, macchinari e farmaci verso l’America Latina. E così, attraverso un perverso meccanismo, l’UE si troverà da un lato ad incentivare la deforestazione dell’Amazzonia e dall’altro danneggerà l’agricoltura europea. Un suicidio.  Pertanto, la deforestazione va fermata e i  i contratti per l’importazione di carne dal Sud America devono essere subito bloccati. 

I meridionalisti aderiscono all’appello firmato da 340 organizzazioni mondiali

La Confederazione dei Movimenti Identitari (CMI) aderisce all’appello lanciato nel giugno 2019 da oltre 340 organizzazioni della società civile mondiale.  In una lettera inviata ai principali organi dell’Unione Europea, si chiede di bloccare l’accordo EU-Mercosur:

“L’Unione europea è il secondo importatore di soia dal Brasile e uno dei principali importatori di carne e di altri prodotti agricoli. Per questa ragione l’Unione europea ha la responsabilità di difendere i diritti umani e di impedire le ingiustizie che si stanno verificando sotto il governo Bolsonaro. Deve fare pressioni per supportare la società civile, i diritti umani e difendere l’ambiente. L’Unione europea è nel bel mezzo di una trattativa con i paesi del Mercosur che cerca di espandere l’accesso al mercato di questi paesi, Brasile compreso.

È necessario che l’Unione europea mandi un messaggio inequivocabile al presidente Bolsonaro, rifiutando di portare avanti questo negoziato fin quando non avranno fine le violazioni dei diritti umani e non saranno prese delle misure per fermare la deforestazione e per rispettare gli accordi di Parigi”.

L’accordo va bloccato!

Pertanto, l’accordo va bloccato. Gli incendi in Amazzonia vanno spenti. E, di conseguenza, il governo italiano deve prendere una posizione netta contro l’accordo e deve censurare l’operato del governo liberista di Bolsonaro.

L’assoluto silenzio da parte del governo, del parlamento e dei politici italiani negli ultimi mesi è intollerabile. L’arco parlamentare tutto si è chiuso in un criminale silenzio.

La lotta per l’ambiente è una lotta meridionalista ed identitaria

La lotta per l’ambiente è una lotta meridionalista ed identitaria. Pertanto, la difesa della foresta amazzonica è nell’interesse del nostro Sud.

Ci battiamo per l’aria che respiriamo, contro il cambiamento climatico, e per la difesa della nostra agricoltura. Siamo solidali solidali con le popolazioni indigene dell’Amazzonia,  perché vittime dell’egoismo delle lobby degli allevatori di carne brasiliani e degli affaristi europei.

Alessandro Citarella — Portavoce Confederale

CMI coordina attività politiche meridionaliste

Di Meridem