nuovo governoQuirinale, 22/10/2022 - Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, con il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante la cerimonia di cerimonia del Governo.

Governo e opposizione: Nulla di nuovo per il Sud

Politologhi, giornalisti, commentatori, opinionisti ed analisti politici hanno detto tutto quanto si potesse dire sui risultati delle elezioni che si sono svolte il 25 settembre 2022 e, pertanto, non ci sembra utile ripetersi qui nell’esame e valutazione dei risultati e nella anemica dietrologia sulle cause.  Ciò, soprattutto perché nulla sembra essere cambiato per il Sud. Anzi, gli auspici ci orientano a nutrire forti dubbi e perplessità.

Nuovo governo, vecchi nomi

Il dato di fatto è che il nuovo governo di Giorgia Meloni, che ha prestato giuramento il 22 ottobre, è formato da membri dei precedenti governi Berlusconi, fra cui anche il dichiarato anti-napoletano e anti-meridionale, il leghista Roberto Calderoli.

Così come è un fatto che tutti i partiti di entrambi gli schieramenti nazionali hanno, ancora una volta, proposto nei distretti elettorali del Sud candidati del Nord che nulla avevano a che fare con i territori nei quali erano stati candidati. La ovvia conseguenza è che i meridionali saranno rappresentati da deputati e senatori che non sanno nulla del Sud o che non hanno alcuna capacità, determinazione ed interesse nel rappresentarne progetti ed ambizioni.

 

Solito tradimento ad opera della classe dirigente meridionale

Tuttavia, il dato di fatto più doloroso è rappresentato dall’ennesimo tradimento della classe politica meridionale, che si è prestata al gioco elettorale mirato a proteggere le poltrone dei candidati fedeli alle dinamiche ed agli interessi dei rispettivi partiti.

Pochissime ed isolate voci fuori dal coro, (citiamo quelli più noti, De Magistris e Mastella) che vittime anche della loro bramosia di protagonismo e della totale assenza di condivisione di scelte, nulla hanno potuto contro le ben oliate “truppe” nazionali.

Si conferma, anche in questo caso, che le classi politiche/dirigenti meridionali sono succubi degli interessi economici dei gruppi industriali e commerciali del Nord e che in tutta la loro lunga militanza politica non abbiano fatto nulla di concreto né per il Sud Peninsulare né per la stessa Sicilia.

La Russa, il fascismo e i Savoia

Come per esempio, lo stesso siciliano Ignazio La Russa, neoeletto Presidente del Parlamento che nel suo discorso di insediamento abbia proposto di proclamare il 17 marzo come festa nazionale, per ricordare la creazione del Regno d’Italia e quindi della unità nazionale.  Comprendiamo il tentativo di far dimenticare il ventennio e la seconda guerra mondiale che ha fatto vivere tragici episodi di guerra fratricida tra fascisti ed anti-fascisti. Comprendiamo quindi che si voglia spostare l’attenzione dalla Festa della Repubblica che rappresenta il ritorno alla democrazia dopo la dittatura, sulla creazione della Italia unita, ma non possiamo tralasciare il fatto che La Russa, esponente di Fratelli d’Italia, sappia benissimo quali e quanto gravi conseguenze, tutt’ora irrisolte, siano da attribuire ai “fratelli d’Italia” nell’invasione del pacifico stato preunitario delle Due Sicilie che aveva l’unica colpa di possedere una economia industriale, marittima ed artigianale che cresceva a svantaggio degli alleati stranieri dei Piemontesi.

Non abbiamo mai voluto e non vogliamo restare cristallizzati nel passato, vorremmo però trarre insegnamento dalla storia; infatti, uno stato democratico dovrebbe avere il coraggio di ammettere errori e colpe ed andare avanti con trasparenza.

Nuovo governo, nuova opposizione, nulla di nuovo per il Sud

Un altro fatto da evidenziare è che la nuova opposizione, formata in primo luogo dal Partito Democratico e dal Movimento Cinque Stelle, durante la competizione elettorale, non ha messo in campo alcuna proposta politica e economica che possa servire al Mezzogiorno. In buona sostanza, si può concludere che le politiche economiche dei diversi schieramenti dell’opposizione non sono molto diverse da quelle delle forze al governo. Entrambe rispecchiano interessi e progetti che portano lontano dal Sud. Il reddito di cittadinanza (utilizzato fino alla nausea da Conte sin dalla campagna elettorale come caposaldo della sua opposizione) così come concepito ed attuato non è la soluzione che vogliamo. L’attenzione verso il Mezzogiorno, quando c’è, è solo di facciata.

La costante e sistemica depauperazione del Mezzogiorno va bloccata attraverso proposte economiche, sociali e politiche che possano trovare nell’Europa dei diritti e dei popoli uno sbocco capace di superare anche il sovranismo nazionalista a trazione nordista che guida le ideologie politiche dei partiti che ora sono al governo.

Creare una vasta alleanza egalitaria, anche in senso territoriale

Cosa fare? Riteniamo che sia necessario aggregare coloro che non si sentono rappresentati in questo parlamento né da chi siede al governo tantomeno da chi è all’opposizione.  È vitale unire quelle componenti della società civile che vogliono impegnarsi affinché sia attuato il principio di uguaglianza contemplato dall’articolo 3 della Costituzione Repubblicana, inteso anche come uguaglianza territoriale, in piena linea con il Manifesto di Ventotene, e pertanto con un occhio verso l’Europa

Il programma di una vasta alleanza egalitaria deve includere la difesa delle libertà democratiche, dello stato sociale e dell’ambiente e un programma economico e sociale che sia indirizzato in particolare verso il Mezzogiorno d’Italia.  Democrazia, diritti sociali, ambiente e rilancio del Sud sono intrinsecamente legati ma non sono presenti né nei programmi dei partiti ora al governo, né in quelli d’opposizione. Il nostro impegno è quello di lavorare per favorire questa alleanza.

 

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