Competenza onestà appartenenza Sud

Le elezioni regionali nel Mezzogiorno

Competenza, onestà e appartenenza sono ciò di cui il Sud ha bisogno oggi.  Nel 2025 gli elettori hanno votato in tre regioni del Mezzogiorno: Calabria, Campania e Puglia, secondo la definizione comunemente adottata anche dalla statistica ufficiale. In Calabria gli elettori hanno riconfermato Roberto Occhiuto, sostenuto da una coalizione di centrodestra. In Campania ha vinto Roberto Fico, alla guida di una coalizione di centrosinistra. In Puglia gli elettori hanno scelto Antonio Decaro, anch’egli sostenuto da una coalizione di centrosinistra.

Queste scelte democratiche meritano rispetto. I nuovi governi regionali dovranno ora dimostrare, nei fatti, la loro capacità di rispondere alle esigenze dei territori.

Competenza, onestà e appartenenza nel Sud: il nodo della leadership

Le elezioni non indicano solo dei vincitori. Mostrano anche come il Mezzogiorno seleziona la propria classe dirigente.
Da anni ribadiamo che il rilancio del Sud non può poggiare sulla retorica o sulla semplice gestione dell’esistente. Il Mezzogiorno ha bisogno di una leadership capace di affrontare una sfida che riguarda insieme democrazia, sviluppo e ruolo dell’Europa.

Una classe dirigente all’altezza deve possedere tre qualità fondamentali: competenza, onestà e senso di appartenenza. Quando ne manca anche solo una, il Sud smette di essere rappresentato e diventa oggetto di amministrazione passiva, tradimento o folclorizzazione.

La competenza permette di governare processi complessi, dialogare con lo Stato e con l’Unione europea, usare risorse e strumenti pubblici in modo efficace.
Chi governa senza competenza trasforma anche le buone intenzioni in cattivi risultati e rafforza l’idea che il Mezzogiorno non sappia governarsi.

L’onestà non rappresenta un valore astratto. Costituisce una condizione politica essenziale.
Quando viene meno, la competenza si trasforma in strumento di potere personale, la fiducia dei cittadini si dissolve e la partecipazione democratica si indebolisce.

Il senso di appartenenza non coincide con nostalgia o identitarismo chiuso. Significa conoscere i territori, rispettarne la storia, sentirsi responsabili delle persone che si rappresentano.
Chi governa senza appartenenza accetta come “normali” disuguaglianze che altrove nessuno tollererebbe.

Astensione e Candidati validi

Le elezioni hanno mostrato anche un altro dato rilevante: la forte astensione, particolarmente diffusa nel Mezzogiorno.
Questo fenomeno non nasce dal disinteresse, ma dalla sfiducia. Quando l’offerta politica appare debole e poco credibile, molti cittadini scelgono di non votare. Questo segnale interpella la classe dirigente più di quanto interroghi l’elettorato.

Nel corso di queste elezioni non sono mancati candidati meridionali competenti, onesti e profondamente legati ai territori.
Tuttavia, molti di loro hanno ottenuto risultati marginali. Questa difficoltà non deriva necessariamente dalla qualità delle persone, ma dall’assenza di una formazione politica chiaramente riconoscibile, capace di unire meridionalismo, Costituzione ed Europa. Senza una cornice collettiva, anche le migliori candidature restano isolate.

Dall’esperienza politica all’impegno culturale

Meridionalisti è nata come forza politica organizzata. In seguito, di fronte a un dibattito pubblico che riduceva il meridionalismo a una collocazione partitica nazionale, abbiamo scelto di operare come associazione politico-culturale.
Non abbiamo rinunciato alla politica. Abbiamo scelto di restituirle autonomia, chiarezza e profondità, sottraendola a etichette e polemiche fuorvianti.

Rispettiamo la Costituzione repubblicana e riteniamo che l’articolo 3 non abbia mai trovato piena applicazione sul piano della disuguaglianza territoriale.
Crediamo in un federalismo democratico e solidale europeo, ispirato allo spirito di Ventotene, capace di valorizzare le autonomie senza abbandonare i territori più fragili. Il Mezzogiorno non chiede privilegi né assistenza: chiede diritti uguali e responsabilità vere.

Una sfida per il 2026

Il 2026 non può diventare un altro anno di gestione dell’esistente.
Il Mezzogiorno deve pretendere di più da chi governa e da chi aspira a governarlo. Competenza, onestà e appartenenza non rappresentano qualità eccezionali: costituiscono il minimo indispensabile per una nuova stagione di riscatto democratico. Senza competenza, onestà e appartenenza nel Sud, non è possibile costruire una leadership credibile, capace di affrontare le disuguaglianze territoriali e la sfida europea.