Mentre gli automobilisti spagnoli continuano a fare rifornimento a prezzi sensibilmente più bassi, in Italia oltre la metà del costo di un litro di carburante finisce nelle casse dello Stato. Il confronto tra i due Paesi mostra come siano soprattutto accise e IVA a determinare il divario, con effetti particolarmente pesanti per il Mezzogiorno. Fare rifornimento in Spagna costa sensibilmente meno che in Italia. Chiunque abbia viaggiato nella penisola iberica negli ultimi anni ha potuto constatare come benzina e gasolio abbiano prezzi nettamente inferiori rispetto a quelli praticati nei distributori italiani. Eppure il petrolio arriva dagli stessi mercati internazionali e le quotazioni del greggio sono sostanzialmente identiche per tutti i Paesi dell’Unione Europea.

La differenza principale non risiede quindi nel costo della materia prima, ma nella diversa pressione fiscale applicata ai carburanti. Secondo i dati del Weekly Oil Bulletin della Commissione Europea, l’Italia continua infatti a collocarsi tra i Paesi europei con il più elevato carico fiscale sui carburanti, detenendo in particolare il primato per la tassazione del gasolio. tg.la7.it

Il peso delle tasse

Il prezzo che un automobilista paga alla pompa è composto da quattro elementi: costo del petrolio, raffinazione e distribuzione, accise e IVA.

In Italia le accise sulla benzina si collocano attorno a 0,73 euro per litro, mentre quelle sul gasolio superano i 0,61 euro. A queste si aggiunge l’IVA al 22%, applicata anche sulle stesse accise. Il risultato è che oltre il 54% del prezzo finale della benzina e circa la metà del prezzo del gasolio è costituito da tasse. benzina24.it

In pratica, quando un automobilista italiano paga circa due euro per un litro di carburante, oltre un euro finisce direttamente nelle casse pubbliche sotto forma di imposizione fiscale.

La Spagna presenta invece una struttura fiscale molto meno onerosa. Le accise sulla benzina si attestano intorno a 0,47 euro per litro e quelle sul gasolio attorno a 0,38 euro. Anche l’IVA è leggermente inferiore, al 21% contro il 22% italiano.

Italia e Spagna a confronto

Indicatore Italia Spagna
IVA ordinaria 22% 21%
Accisa benzina 0,67-0,73 €/l circa 0,47 €/l
Accisa diesel 0,61-0,67 €/l circa 0,38 €/l
Peso della fiscalità sulla benzina oltre 54% circa 38-40%
Consumi annui carburanti autotrazione circa 30-35 miliardi di litri circa 25-30 miliardi di litri

Fonte: elaborazione su dati Commissione Europea, Weekly Oil Bulletin e analisi di settore.termometro…olitico.it

Prezzi alla pompa: quanto costa oggi fare rifornimento

Carburante Italia Spagna Differenza
Benzina circa 2,02 €/l circa 1,54 €/l +0,48 €/l
Gasolio circa 2,24 €/l circa 1,55 €/l +0,69 €/l

Prezzi medi rilevati nel corso del 2026 e soggetti a variazioni legate all’andamento del mercato petrolifero. benzina24.it

Il costo nascosto per famiglie e imprese

La differenza di prezzo non pesa soltanto sui singoli automobilisti. Ha effetti diretti sull’intera economia nazionale.

L’Italia consuma ogni anno circa 30-35 miliardi di litri di benzina e gasolio destinati all’autotrazione. Se si considera una differenza media prudenziale di appena 30 centesimi al litro rispetto ai prezzi praticati in Spagna, il maggiore esborso complessivo per cittadini e imprese italiane può essere stimato tra i 9 e i 10,5 miliardi di euro all’anno.

Scenario Differenza media Impatto annuo stimato
Ipotesi prudenziale 0,30 €/l 9-10,5 miliardi €
Differenza benzina osservata 0,48 €/l 14,4-16,8 miliardi €
Differenza gasolio osservata 0,69 €/l 20,7-24,1 miliardi €

Sono risorse che potrebbero tradursi in maggiori consumi, investimenti e competitività per le imprese. Invece finiscono per gravare sui costi di trasporto, sulla logistica, sul turismo, sull’agricoltura e, in ultima analisi, sul prezzo finale di molti beni e servizi.

Nel Mezzogiorno il problema assume una dimensione ancora più rilevante. In molte aree del Sud, infatti, l’automobile rappresenta una necessità più che una scelta, a causa di infrastrutture ferroviarie e servizi di trasporto pubblico spesso meno efficienti rispetto ad altre regioni europee. Ogni aumento del prezzo dei carburanti finisce quindi per gravare in misura maggiore sui cittadini meridionali.

Il paradosso italiano

Il dato più sorprendente è che il divario con la Spagna non nasce dal costo industriale del carburante. In diversi periodi il prezzo prima delle imposte è risultato persino inferiore in Italia rispetto alla Spagna. È l’intervento fiscale successivo a generare gran parte della differenza finale pagata dagli automobilisti.

In altre parole, il costo elevato dei carburanti in Italia non è una conseguenza inevitabile dei mercati internazionali ma è in larga parte il risultato di precise scelte fiscali.

Una proposta per l’Europa

Il confronto tra Italia e Spagna dimostra che il caro carburanti non dipende soltanto dall’andamento del petrolio o dalle tensioni internazionali. Le scelte fiscali nazionali continuano a svolgere un ruolo decisivo nella formazione dei prezzi.

Per questa ragione l’Unione Europea dovrebbe valutare l’introduzione di un prezzo amministrato temporaneo dei carburanti nei periodi di emergenza energetica, accompagnato da una riduzione coordinata delle accise e da un meccanismo di compensazione europea. Una misura straordinaria, limitata nel tempo, che consentirebbe di contenere l’inflazione, sostenere i consumi e ridurre le forti disparità oggi esistenti tra i cittadini europei.

Ogni riduzione di appena 10 centesimi al litro vale per l’Italia tra 3 e 3,5 miliardi di euro annui. Restituire anche una parte dei circa 9-10 miliardi di euro che il differenziale fiscale sottrae ogni anno all’economia nazionale significherebbe liberare risorse per famiglie, lavoratori e imprese, soprattutto nel Mezzogiorno.

Il confronto con la Spagna dimostra che il caro carburanti non è una fatalità. È il risultato di scelte politiche ed economiche. E proprio per questo può essere corretto attraverso politiche fiscali più equilibrate e una maggiore solidarietà europea.