Astensione nel Mezzogiorno: le recenti elezioni regionali hanno confermato un dato che non può essere ignorato. In Calabria, Campania e Puglia ha votato poco più del 40 per cento degli aventi diritto. La maggioranza dei cittadini ha scelto di non partecipare. Questo dato non descrive un episodio occasionale, ma un fenomeno strutturale che interpella direttamente la politica.
L’astensione come scelta razionale
Molti commentatori spiegano l’astensione nel Mezzogiorno parlando di disaffezione o di scarso senso civico. Questa lettura semplifica la realtà. In larga parte, l’astensione nasce dalla sfiducia nella capacità della politica di incidere sulle condizioni materiali di vita. Quando il voto non produce cambiamenti percepibili su lavoro, servizi, mobilità, sanità o istruzione, smette di essere visto come uno strumento efficace.
Le elezioni regionali mostrano così un paradosso ricorrente: vittorie nette tra chi vota, ma su una base elettorale ridotta. Presidenti eletti con percentuali elevate finiscono per rappresentare, in termini reali, una minoranza degli aventi diritto. Questo non mette in discussione la legittimità delle istituzioni, ma solleva una questione politica seria sulla qualità e sull’ampiezza del consenso.
Candidati validi, ma senza forza politica
L’astensione non nasce solo dall’assenza di candidati credibili. Anche quando esistono candidati competenti, onesti e legati ai territori, spesso mancano le risorse necessarie per renderli visibili e riconoscibili. Senza adeguati mezzi economici, senza accesso ai media, senza strutture organizzative radicate, molti candidati restano ai margini della competizione elettorale.
Questo limite diventa ancora più evidente quando un candidato meridionalista si presenta all’interno di un partito nazionale. In genere occupa una posizione subordinata nella costruzione delle liste e nella distribuzione delle risorse. Il partito beneficia dei voti raccolti sul territorio, ma non sempre investe in modo proporzionato sul candidato o sulle sue proposte. In questo modo il candidato finisce per portare consenso a una lista nazionale senza ottenere una reale capacità di rappresentanza.
Una domanda politica inevasa
Affrontare seriamente l’astensione nel Mezzogiorno significa spostare il discorso dal piano morale a quello politico. Non servono appelli generici al dovere civico. Serve ricostruire fiducia dimostrando che il voto può tornare a incidere sulle disuguaglianze territoriali e dare attuazione concreta al principio di uguaglianza sostanziale sancito dall’articolo 3 della Costituzione.
Nel Mezzogiorno l’astensione non rifiuta la democrazia. Esprime una domanda inevasa di buona politica. La risposta passa da un’offerta più credibile, capace di competenza, onestà e autentica appartenenza ai territori che pretende di rappresentare.

