Tema 11: Sicurezza e legalità

La criminalità organizzata non è un destino del Sud — è un ostacolo allo sviluppo che si combatte con lo Stato, non contro i meridionali.

Il problema in sintesi

Il Mezzogiorno sconta una presenza storica e strutturale della criminalità organizzata — Camorra, ‘Ndrangheta, Cosa Nostra, Sacra Corona Unita — che distorce l’economia, scoraggia gli investimenti, condiziona la vita pubblica e priva i cittadini di diritti fondamentali. Questo non è un tratto culturale del Sud: è il risultato di decenni di abbandono istituzionale, sotto investimento nelle forze dell’ordine, inefficienza della giustizia e assenza di alternative economiche legittime per le fasce più vulnerabili della popolazione.

Nel 2023, secondo i dati del Ministero dell’Interno, le province meridionali mostrano tassi di criminalità organizzata significativamente superiori alla media nazionale. Ma il dato più preoccupante non è solo quello della criminalità violenta: è la penetrazione della criminalità organizzata nell’economia legale — appalti pubblici, ristorazione, logistica, commercio al dettaglio, ciclo dei rifiuti — che soffoca la concorrenza leale e riduce lo spazio per le imprese sane.

A questo si aggiunge il fenomeno della criminalità digitale, in crescita ovunque ma con effetti particolarmente gravi in territori dove la cultura della sicurezza informatica è meno diffusa e le strutture di supporto alle vittime sono più carenti.

Le cause strutturali

La criminalità organizzata prospera dove mancano tre cose: presenza dello Stato, opportunità economiche legittime e fiducia nelle istituzioni. Nel Mezzogiorno, tutte e tre queste condizioni sono storicamente più deboli che nel resto del Paese.

Il sottorganico cronico nelle procure meridionali, i tempi della giustizia civile e penale tra i più lunghi d’Europa, la difficoltà di reclutare magistrati e forze dell’ordine nelle aree più difficili: questi non sono problemi locali, ma scelte nazionali di allocazione delle risorse che penalizzano sistematicamente il Sud.

Allo stesso tempo, l’assenza di un’economia formale solida — pochi contratti stabili, poche grandi imprese, poca domanda di lavoro qualificato — lascia spazio alle organizzazioni criminali come datori di lavoro alternativi, soprattutto per i giovani senza prospettive.

 Le nostre proposte

Rafforzamento della presenza istituzionale Chiediamo un piano straordinario di potenziamento degli organici delle procure distrettuali antimafia e delle forze dell’ordine nelle aree ad alta intensità criminale. La giustizia lenta non è giustizia: i tempi medi dei processi di criminalità organizzata nel Sud devono essere ridotti attraverso risorse aggiuntive, non riforme che indeboliscono le garanzie.

Protezione dell’economia legale Proponiamo l’estensione e il rafforzamento dei protocolli antimafia negli appalti pubblici, con particolare attenzione ai fondi PNRR e ai fondi strutturali europei. Le stazioni appaltanti meridionali devono essere dotate di strumenti tecnici e personale specializzato per prevenire le infiltrazioni prima che avvengano, non solo per accertarle dopo.

Riutilizzo sociale dei beni confiscati L’Italia ha la legislazione più avanzata al mondo sul riutilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata, ma la sua applicazione è lenta, burocratica e disomogenea. Chiediamo una riforma della gestione dell’Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati (ANBSC) che acceleri i tempi di assegnazione agli enti del terzo settore e ai comuni, trasformando ogni bene confiscato in un presidio di legalità visibile sul territorio.

Cultura della legalità nelle scuole Investire nella prevenzione significa investire nell’istruzione. Proponiamo programmi strutturali — non sporadici — di educazione alla legalità nelle scuole del Mezzogiorno, in collaborazione con magistratura, forze dell’ordine e associazioni antimafia. La legalità si impara, non si eredita.

Contrasto alla criminalità digitale Proponiamo centri territoriali di supporto alle vittime di truffe online, cyberstalking e frodi informatiche, con sportelli fisici nelle città capoluogo del Sud e una campagna di alfabetizzazione digitale rivolta in particolare alle fasce più anziane della popolazione.

Tutela dei testimoni e delle vittime Chi denuncia deve essere protetto. Proponiamo il rafforzamento del sistema di protezione dei testimoni di giustizia e delle vittime di estorsione e usura, con percorsi di reinserimento economico concreti per chi sceglie di collaborare con la giustizia.

La nostra posizione

Rifiutiamo la narrazione che associa il Sud alla criminalità come se fosse un dato naturale o culturale. I meridionali sono le prime vittime della criminalità organizzata — in termini di vite, di libertà economica, di qualità della vita. La lotta alla criminalità organizzata è una battaglia per i diritti dei cittadini del Sud, non contro di loro.

Rifiutiamo anche la retorica securitaria che propone più repressione senza più Stato. La sicurezza vera si costruisce con la presenza delle istituzioni, con il lavoro, con la scuola, con la giustizia che funziona. Non con l’emergenza permanente.

Il Mezzogiorno ha dato all’Italia i suoi migliori magistrati antimafia, i suoi eroi civili, le sue associazioni più coraggiose. Questo patrimonio morale e civile merita uno Stato all’altezza.

Fonti e approfondimenti

 

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