Tema 10: Sanità e welfare

La salute non è un privilegio geografico. Nel Sud si nasce, si vive e si muore con meno tutele — e questo è inaccettabile.

Il problema in sintesi

Il divario sanitario tra Sud e Nord Italia è uno dei più gravi e meno discussi del Paese. I cittadini meridionali hanno accesso a servizi sanitari strutturalmente più carenti: liste d’attesa più lunghe, ospedali con meno attrezzature, carenza di specialisti, reparti chiusi per mancanza di personale. Il risultato è che ogni anno centinaia di migliaia di pazienti del Sud sono costretti a spostarsi al Centro-Nord per ricevere cure che non trovano nella propria regione — un fenomeno noto come mobilità sanitaria passiva, che costa al Mezzogiorno oltre 4 miliardi di euro l’anno in risorse che escono dai sistemi sanitari regionali meridionali.

Il sottofinanziamento è strutturale. I criteri di riparto del Fondo Sanitario Nazionale hanno storicamente penalizzato il Sud, privilegiando parametri che riflettono la capacità di spesa già acquisita piuttosto che i bisogni reali della popolazione. Le regioni meridionali, uscite da anni di commissariamento e piani di rientro dal deficit, si trovano oggi con ospedali ridimensionati, personale esaurito e servizi territoriali insufficienti — proprio mentre le esigenze di una popolazione che invecchia aumentano.

A questa diseguaglianza di offerta si somma una diseguaglianza di risultato: i tassi di mortalità evitabile, di diagnosi tardive, di mortalità infantile e di malattie croniche non controllate sono significativamente più alti nel Mezzogiorno. Non perché i meridionali siano più malati per natura, ma perché il sistema sanitario che dovrebbe tutelarli è più debole.

Sul versante del welfare, il Sud sconta la quasi totale assenza di servizi sociali strutturati: asili nido, assistenza agli anziani non autosufficienti, supporto alle famiglie con disabilità. Quello che al Nord è garantito dal pubblico, al Sud è lasciato alle reti familiari informali — con un costo enorme che ricade sulle donne, costrette a rinunciare al lavoro per farsi carico della cura.

La nostra visione

Un Sud dove ogni cittadino riceve cure adeguate vicino a casa, senza dover emigrare per operarsi o fare una risonanza magnetica. Dove i servizi sanitari di base sono capillari, efficienti e accessibili anche nelle aree interne. Dove il welfare non è lasciato alle famiglie ma è garantito dallo Stato in modo equo su tutto il territorio nazionale.

La sanità e il welfare non sono voci di spesa — sono investimenti nella produttività, nella coesione sociale e nella dignità delle persone. Un Sud con una sanità più forte è un Sud dove si sceglie di restare, dove si fanno figli, dove si invecchia senza paura.

In coerenza con lo Statuto: diritto alla salute, riduzione delle disuguaglianze sostanziali, pari opportunità, tutela dei soggetti più deboli.

Gli obiettivi

  1. Dimezzare la mobilità sanitaria passiva dal Mezzogiorno entro il 2030, garantendo un’offerta di alta specializzazione adeguata in ogni regione meridionale.
  2. Portare i tempi di attesa per le prestazioni specialistiche nel Sud in linea con la media nazionale entro il 2028.
  3. Garantire la copertura dei servizi di assistenza primaria in tutti i comuni meridionali, incluse le aree interne, entro il 2027.
  4. Portare la copertura degli asili nido pubblici nel Mezzogiorno al 33% — obiettivo europeo — entro il 2030, partendo dall’attuale media inferiore al 15%.
  5. Eliminare i piani di rientro sanitario che penalizzano strutturalmente le regioni meridionali, sostituendoli con strumenti di risanamento che non riducano i livelli essenziali di assistenza.

Le nostre proposte

1. Riforma del Fondo Sanitario Nazionale: criteri di equità territoriale

Il riparto del Fondo Sanitario Nazionale deve essere riformato per introdurre esplicitamente criteri di equità territoriale, che tengano conto non solo della popolazione e dell’età, ma anche dei bisogni di salute reali, delle condizioni socioeconomiche e del punto di partenza di ciascuna regione. Un sistema che distribuisce le risorse in proporzione alla capacità di spesa già acquisita non riduce le disuguaglianze — le perpetua. Il Sud deve ricevere risorse adeguate non come favore ma come diritto, in applicazione del principio costituzionale di uguaglianza sostanziale.

2. Fine dei piani di rientro come strumento punitivo

I piani di rientro dal deficit sanitario hanno commissariato per anni le regioni meridionali, imponendo tagli lineari che hanno ridotto ospedali, personale e servizi senza distinguere tra sprechi da eliminare e cure da preservare. Il risultato è stato il peggioramento della qualità dei servizi e l’aumento della mobilità sanitaria passiva — con un effetto paradossale: i soldi risparmiati con i tagli sono stati spesi altrove per pagare le cure che i meridionali non riuscivano più ad ottenere in loco. Proponiamo la sostituzione dei piani di rientro con strumenti di risanamento che proteggano i Livelli Essenziali di Assistenza e puntino sull’efficienza gestionale, non sui tagli alle prestazioni.

3. Potenziamento della medicina territoriale

La pandemia ha dimostrato che un sistema sanitario che funziona solo negli ospedali è fragile e insostenibile. La medicina territoriale — medici di base, case di comunità, assistenza domiciliare, consultori — è la prima linea che intercetta i bisogni di salute prima che diventino emergenze. Nel Mezzogiorno questa rete è particolarmente carente, soprattutto nelle aree interne dove i medici di base scarseggiano e le distanze dagli ospedali sono enormi. Proponiamo un piano di potenziamento della medicina territoriale nel Sud, con incentivi per i medici che scelgono di operare nelle aree più carenti, case di comunità funzionanti in ogni distretto e telemedicina come strumento per raggiungere i pazienti più lontani.

 4. Contrasto alla mobilità sanitaria passiva

Ogni paziente meridionale che si sposta al Nord per curarsi porta con sé risorse che escono dal sistema sanitario della propria regione — aggravando il problema che lo ha costretto a partire. Proponiamo investimenti mirati per sviluppare l’offerta di alta specializzazione nelle regioni meridionali, con priorità alle aree dove la mobilità passiva è più intensa: oncologia, cardiochirurgia, neurochirurgia, ortopedia. L’obiettivo non è chiudere le frontiere regionali — la libertà di scelta è un diritto — ma garantire che chi rimane al Sud possa curarsi con la stessa qualità di chi parte.

TITOLO SOTTOSEZIONE (H3): 5. Asili nido e servizi per la prima infanzia

La copertura degli asili nido pubblici nel Mezzogiorno è tra le più basse d’Europa: in alcune province meridionali meno del 5% dei bambini sotto i tre anni ha accesso a un posto in asilo nido pubblico. Questo non è solo un problema educativo — è un problema di occupazione femminile, di natalità e di sviluppo economico. Dove non ci sono asili, le madri non possono lavorare; dove le madri non lavorano, le famiglie hanno meno reddito e meno figli. Proponiamo un piano straordinario di costruzione e potenziamento degli asili nido pubblici nel Mezzogiorno, finanziato con fondi PNRR e fondi strutturali, con l’obiettivo di raggiungere la copertura del 33% prevista dagli obiettivi europei entro il 2030.

6. Assistenza agli anziani e alle persone non autosufficienti

Il Sud sta invecchiando rapidamente, ma i servizi pubblici di assistenza agli anziani non autosufficienti sono quasi inesistenti nelle regioni meridionali. Il peso della cura ricade quasi interamente sulle famiglie — e in particolare sulle donne — in assenza di strutture residenziali adeguate, assistenza domiciliare strutturata o supporto ai caregiver familiari. Proponiamo lo sviluppo di una rete pubblica di servizi per la non autosufficienza nel Mezzogiorno: assistenza domiciliare integrata, strutture intermedie tra ospedale e casa, sostegno economico e psicologico ai caregiver familiari. La cura degli anziani non può essere lasciata all’invisibile lavoro domestico femminile non retribuito.

7. Salute mentale: il grande rimosso

I servizi di salute mentale nel Mezzogiorno sono tra i più carenti d’Italia: pochi centri di salute mentale, lunghe liste d’attesa per accedere a uno psicologo o psichiatra pubblico, strutture residenziali insufficienti. Eppure il disagio psicologico — aggravato dalla disoccupazione, dalla povertà e dallo spopolamento — è una realtà diffusa nel Sud che rimane largamente ignorata dalle politiche sanitarie. Proponiamo il potenziamento strutturale dei servizi di salute mentale territoriali nel Mezzogiorno, con risorse adeguate per i Dipartimenti di Salute Mentale, programmi di prevenzione nelle scuole e sul lavoro, e l’introduzione di una psicologia di base accessibile gratuitamente per tutti i cittadini.

 Indicatori di monitoraggio

Per verificare i progressi in materia di sanità e welfare nel tempo utilizziamo questi indicatori principali:

  • Mobilità sanitaria passiva per regione, valore e trend (fonte: Ministero della Salute, Rapporto nazionale mobilità sanitaria)
  • Tempi medi di attesa per prestazioni specialistiche per area geografica (fonte: Ministero della Salute, Monitoraggio tempi di attesa)
  • Tasso di mortalità evitabile per regione (fonte: ISTAT, Cause di morte)
  • Copertura asili nido pubblici per regione (fonte: ISTAT, Indagine sui servizi educativi per l’infanzia)
  • Spesa pro capite per i servizi sociali per regione (fonte: ISTAT, Indagine sugli interventi e servizi sociali dei Comuni)

Fonti e approfondimenti

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