Il Sud merita lavoro stabile, remunerato equamente e capace di trattenere chi ci è nato.
Il problema in sintesi
Il mercato del lavoro nel Mezzogiorno è strutturalmente diverso da quello del Centro-Nord — e non per ragioni culturali o di mentalità, ma per ragioni storiche e politiche precise. Il tasso di disoccupazione al Sud supera il 16%, quasi il triplo della media settentrionale. Quello giovanile sfiora il 40% in alcune regioni. La disoccupazione femminile è tra le più alte d’Europa.
Il Rapporto SVIMEZ 2025 certifica un paradosso: tra il 2021 e il 2024 l’occupazione al Sud è cresciuta dell’8%, con quasi 500.000 nuovi posti di lavoro. Eppure nello stesso periodo 175.000 giovani under 35 hanno lasciato il Mezzogiorno. Più lavoro, ma non abbastanza qualità, stabilità e prospettiva per trattenere chi potrebbe costruire il futuro del Sud.
I salari reali al Sud sono calati del 10,2% tra il 2021 e il 2025, più che al Centro-Nord. La povertà lavorativa — famiglie povere nonostante almeno un componente lavori — raggiunge il 19,4% nel Mezzogiorno, tre volte il valore del resto del Paese. Il lavoro c’è, ma troppo spesso è precario, sottopagato e senza prospettive.
La nostra visione
Il Sud deve diventare un territorio dove lavorare bene è possibile — non solo dove si sopravvive con un contratto precario o si parte per trovare un’opportunità dignitosa altrove. Questo significa lavoro stabile, salari equi, diritti garantiti, pari opportunità reali per donne e giovani, e politiche attive del lavoro che accompagnino davvero le persone nella ricerca e nella formazione.
In coerenza con lo Statuto: riduzione del tasso di disoccupazione — in particolare femminile e giovanile — come misura concreta della rinascita del Sud; pari opportunità sostanziali e non solo formali; libertà individuale come condizione per lo sviluppo.
Gli obiettivi
- Ridurre il tasso di disoccupazione nel Mezzogiorno sotto il 10% entro il 2030.
- Dimezzare la disoccupazione giovanile al Sud entro il 2030.
- Portare il tasso di occupazione femminile al Sud almeno al 55% entro il 2030, avvicinandolo alla media europea.
- Ridurre del 30% il differenziale salariale tra Sud e Centro-Nord entro il 2030.
- Dimezzare il tasso di povertà lavorativa nel Mezzogiorno entro il 2032.
- Ridurre del 40% il numero di giovani under 35 che lasciano il Sud ogni anno entro il 2030.
Le azioni proposte
1. Politiche attive del lavoro efficaci e territorialmente differenziate
I centri per l’impiego al Sud sono storicamente sottofinanziati e poco efficaci. Proponiamo un piano straordinario di potenziamento dei servizi pubblici per l’impiego nel Mezzogiorno, con personale formato, strumenti digitali moderni e un approccio personalizzato per ogni lavoratore. Le politiche attive non devono essere uguali per tutto il Paese: il Sud ha bisogni specifici che richiedono strumenti specifici. In particolare, servono percorsi dedicati per i giovani NEET — quelli che non studiano e non lavorano — che nel Mezzogiorno rappresentano una quota drammaticamente alta della popolazione under 30.
2. Contrasto al lavoro nero e al caporalato
Il lavoro nero e il caporalato sono piaghe che colpiscono soprattutto il Sud, in particolare nei settori agricolo, edilizio e della logistica. Oltre a essere una violazione dei diritti fondamentali dei lavoratori, distorcono la concorrenza e penalizzano le imprese che rispettano le regole. Chiediamo misure strutturali e risorse adeguate per l’ispettorato del lavoro nel Mezzogiorno, pene più severe per i datori di lavoro che ricorrono al caporalato, e programmi di emersione e tutela per i lavoratori in condizioni di irregolarità — spesso migranti in situazione di vulnerabilità.
3. Parità di genere nel lavoro
Il tasso di occupazione delle madri con tre o più figli al Sud è solo del 30%, contro standard europei molto più elevati. Il divario tra donne senza figli è altrettanto eloquente: 71% al Nord, 45,8% al Sud. Questa non è una questione culturale: è il risultato della mancanza di servizi — asili nido, trasporti, assistenza agli anziani — che rendono impossibile conciliare lavoro e famiglia. Proponiamo investimenti strutturali nei servizi di cura nel Mezzogiorno come condizione necessaria per la parità occupazionale femminile, insieme a incentivi fiscali per le imprese che assumono donne e garantiscono il rientro dopo la maternità.
4. Salario minimo e contrattazione territoriale
Il differenziale salariale tra Sud e Centro-Nord è una delle cause principali della fuga di lavoratori qualificati. Sosteniamo l’introduzione di un salario minimo legale a livello nazionale come soglia di dignità irrinunciabile, e proponiamo meccanismi di contrattazione territoriale che permettano di adeguare le retribuzioni al costo della vita e alle specificità produttive di ogni area. Un lavoratore al Sud non può essere pagato meno solo perché vive al Sud: questo alimenta la spirale di impoverimento che da decenni svuota il Mezzogiorno di competenze e persone.
5. Formazione professionale e aggiornamento continuo
La qualità della formazione professionale al Sud è cronicamente inferiore alla media nazionale, con fondi spesso mal gestiti e percorsi scollegati dalla domanda reale del mercato del lavoro. Proponiamo una riforma strutturale della formazione professionale nel Mezzogiorno, con percorsi progettati insieme alle imprese del territorio, standard di qualità misurabili e controlli seri sull’uso dei fondi pubblici — nazionali ed europei. La formazione non è un costo: è l’investimento più produttivo che una società possa fare sulle proprie persone.
6. Diritto a restare: incentivi per chi investe sui talenti meridionali
Ogni anno il Sud forma laureati e specialisti che poi vanno a lavorare altrove. Il SVIMEZ 2025 stima una perdita secca di circa 6,7 miliardi di euro l’anno solo in termini di costo di formazione dei laureati che lasciano il Mezzogiorno. Proponiamo incentivi fiscali significativi per le imprese che assumono giovani laureati meridionali e mantengono la sede al Sud, detrazioni per i lavoratori qualificati che scelgono di restare o di tornare, e programmi di collegamento tra la diaspora meridionale e le opportunità di lavoro e investimento nel Mezzogiorno. Il diritto a restare non è un privilegio: è una condizione di giustizia.
Gli indicatori di risultato
Proponiamo di misurare i progressi con questi indicatori:
Tasso di disoccupazione al Sud: obiettivo sotto il 10% entro il 2030. Disoccupazione giovanile al Sud: obiettivo dimezzamento entro il 2030. Tasso di occupazione femminile al Sud: obiettivo almeno 55% entro il 2030. Differenziale salariale Sud vs Centro-Nord: obiettivo -30% entro il 2030. Tasso di povertà lavorativa nel Mezzogiorno: obiettivo dimezzamento entro il 2032. Giovani under 35 che lasciano il Sud ogni anno: obiettivo -40% entro il 2030.
Fonti e documenti
SVIMEZ, Rapporto sull’economia e la società del Mezzogiorno 2025 https://www.svimez.it/rapporto-svimez-2025/
ISTAT, Rilevazione sulle forze di lavoro — dati regionali https://www.istat.it/it/archivio/forze+di+lavoro
Banca d’Italia, Economie regionali — collana in aggiornamento continuo https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/economie-regionali/
Commissione Europea, Pilastro europeo dei diritti sociali — Piano d’azione 2021 https://ec.europa.eu/social/main.jsp?catId=1607&langId=it
Ispettorato Nazionale del Lavoro, Rapporto annuale sull’attività di vigilanza 2024 https://www.ispettorato.gov.it/attivita-studi-e-statistiche/monitoraggio-e-report/rapporti-annuali-sullattivita-di-vigilanza-in-materia-di-lavoro-e-previdenziale/
