Tema 9: Istruzione e formazione

Il Sud ha talenti, storia e cultura. La scuola deve essere lo strumento per trasformarli in futuro.

Il problema in sintesi

Il divario educativo tra Sud e Nord Italia è uno dei più profondi e persistenti d’Europa. I dati INVALSI mostrano che gli studenti meridionali raggiungono in media risultati significativamente inferiori ai coetanei del Centro-Nord in italiano e matematica — non per capacità, ma per condizioni strutturali: scuole sottofinanziate, edilizia scolastica fatiscente, carenza di servizi complementari come mense, trasporti e tempo pieno, instabilità del corpo docente dovuta all’alta mobilità degli insegnanti assegnati al Sud in attesa di trasferimento al Nord.

Il tasso di abbandono scolastico precoce nel Mezzogiorno è quasi il doppio della media nazionale e tra i più alti d’Europa. Ogni ragazzo che lascia la scuola prima del tempo è una sconfitta individuale e un costo collettivo — per la famiglia, per la comunità, per l’economia. L’abbandono si concentra nelle aree più povere, nelle periferie urbane, nelle aree interne: dove le difficoltà economiche delle famiglie si sommano alla scarsità di offerta educativa di qualità.

Sul versante universitario, il Mezzogiorno ospita atenei di eccellenza — Federico II, Bari, Catanzaro, Reggio Calabria — ma perde ogni anno migliaia di studenti che si trasferiscono al Nord per studiare, spesso senza tornare. Questo trasferimento di capitale umano formato con risorse pubbliche meridionali verso le economie del Nord è una delle forme più silenziose e costose di drenaggio di risorse dal Sud.

La formazione professionale, infine, è il grande assente: un sistema frammentato, sottofinanziato e spesso scollegato dal tessuto produttivo locale, che non riesce a formare le competenze di cui le imprese meridionali hanno bisogno.

La nostra visione

Una scuola meridionale che forma cittadini consapevoli, lavoratori competenti e persone capaci di scegliere il proprio futuro — anche restando al Sud. Dove il tempo pieno è garantito a tutti, non solo ai fortunati. Dove gli edifici sono sicuri, moderni e dignitosi. Dove gli insegnanti sono stabili, motivati e adeguatamente formati. Dove la formazione professionale è di qualità europea e collegata alle reali opportunità economiche del territorio.

Una scuola che non trasmette un senso di inferiorità ai ragazzi del Sud, ma che racconta la storia e la cultura meridionale con orgoglio e rigore — accanto alla storia nazionale e alla dimensione europea. Una scuola che prepara al futuro senza cancellare le radici.

In coerenza con lo Statuto: pari opportunità sostanziali, riduzione delle disuguaglianze, promozione dell’identità culturale meridionale, sviluppo della persona nella sua interezza.

Gli obiettivi

  1. Dimezzare il tasso di abbandono scolastico precoce nel Mezzogiorno entro il 2030, portandolo sotto il 10%.
  2. Garantire il tempo pieno scolastico a tutti gli studenti della scuola primaria e secondaria di primo grado nel Sud entro il 2028.
  3. Ridurre il gap nei risultati INVALSI tra Sud e Nord del 50% entro il 2032, attraverso interventi mirati di potenziamento didattico.
  4. Portare la percentuale di edifici scolastici meridionali in buono stato strutturale all’80% entro il 2030.
  5. Raddoppiare il numero di studenti meridionali iscritti a percorsi di formazione professionale di qualità entro il 2030.

Le nostre proposte

 

1. Tempo pieno per tutti: colmare il divario nei servizi scolastici

Il tempo pieno nella scuola primaria è presente in meno del 20% delle scuole meridionali, contro oltre il 50% nel Nord. Questa differenza non è un dettaglio organizzativo — è una disuguaglianza sostanziale che colpisce le famiglie più vulnerabili, costringe le madri a scegliere tra lavoro e cura dei figli, e priva i bambini di ore di apprendimento fondamentali. Proponiamo un piano straordinario di estensione del tempo pieno in tutte le scuole primarie e secondarie di primo grado del Mezzogiorno, con le risorse umane e strutturali necessarie — mense, trasporti, personale — senza le quali il tempo pieno rimane una promessa vuota.

2. Stabilità del corpo docente

Uno dei problemi più sottovalutati della scuola meridionale è l’alta mobilità degli insegnanti: molti docenti vengono assegnati al Sud come prima sede e chiedono immediatamente il trasferimento al Nord, producendo un turn-over continuo che danneggia la continuità didattica e la qualità dell’insegnamento. Proponiamo meccanismi di incentivazione — economici e di carriera — per trattenere insegnanti qualificati nelle scuole del Sud, con particolare attenzione alle aree interne e alle periferie urbane dove il problema è più acuto. La stabilità del corpo docente è una precondizione per qualsiasi miglioramento dei risultati scolastici.

3. Edilizia scolastica: scuole sicure e dignitose

Una quota significativa degli edifici scolastici nel Mezzogiorno è in condizioni precarie: strutturalmente inadeguata, priva di palestre, laboratori o spazi per le attività extracurriculari, spesso costruita prima delle norme antisismiche vigenti. Studiare in un edificio fatiscente non è neutro — incide sulla motivazione degli studenti, sul senso di dignità delle comunità e sull’attrattività della professione insegnante. Proponiamo un piano pluriennale di messa in sicurezza, ristrutturazione e costruzione di nuove scuole nel Mezzogiorno, finanziato con fondi PNRR e fondi strutturali europei, con priorità alle zone sismiche e alle aree con maggiore dispersione scolastica.

 4. Formazione professionale di qualità europea

Il sistema di istruzione e formazione professionale (IeFP) nel Mezzogiorno è storicamente il più debole d’Italia: frammentato tra regioni, sottofinanziato, spesso scollegato dal mercato del lavoro locale. Eppure è proprio la formazione professionale lo strumento più diretto per connettere i giovani meridionali alle opportunità economiche del territorio — artigianato, turismo, agricoltura di qualità, energie rinnovabili, logistica. Proponiamo un rilancio strutturale della formazione professionale nel Sud, modellato sui sistemi dual tedeschi e austriaci, con percorsi che alternano formazione in aula e tirocini in impresa, standard di qualità certificati e riconoscimento europeo delle qualifiche.

5. Contrasto alla dispersione scolastica

L’abbandono scolastico precoce non si combatte solo con interventi sulla scuola — richiede un approccio integrato che coinvolge le famiglie, i servizi sociali, le associazioni del territorio. Proponiamo programmi strutturali di contrasto alla dispersione scolastica nelle aree ad alto rischio del Mezzogiorno: tutoraggio individuale, supporto psicologico, attività extrascolastiche, borse di studio per le famiglie più vulnerabili, e coordinamento tra scuola e servizi sociali locali. Le esperienze positive già esistenti in alcune città meridionali — Napoli, Palermo, Reggio Calabria — vanno sistematizzate e finanziate stabilmente, non lasciate alla buona volontà del volontariato.

6. Università e ricerca: trattenere i cervelli al Sud

Gli atenei meridionali formano ogni anno migliaia di laureati che poi lasciano il Sud per trovare lavoro al Nord o all’estero. Questo non è solo un problema individuale — è una perdita netta di capitale umano per il Mezzogiorno, finanziata dai contribuenti meridionali. Proponiamo politiche coordinate per rafforzare il legame tra università, ricerca e tessuto produttivo locale: dottorati industriali, spin-off universitari, incubatori d’impresa collegati agli atenei, e incentivi fiscali per le imprese che assumono laureati meridionali restando nel Sud. L’università non deve essere solo un trampolino per andare via — deve diventare un motore di sviluppo locale.

A questo si aggiunge il problema del sottofinanziamento strutturale. Il Fondo di Finanziamento Ordinario distribuito dal Ministero dell’Istruzione e del Merito penalizza gli atenei meridionali attraverso criteri di ripartizione basati su indicatori di performance — numero di studenti, tasso di laureati in corso, capacità di attrarre fondi esterni — che riflettono e amplificano le disuguaglianze di partenza invece di correggerle. Un ateneo che opera in un contesto socioeconomico svantaggiato parte già con un handicap strutturale. Proponiamo una riforma dei criteri di ripartizione del FFO che introduca esplicitamente fattori di equità territoriale, garantendo agli atenei meridionali risorse adeguate a colmare il divario invece di perpetuarlo.

7. Storia e identità: una scuola che non trasmette inferiorità

Per decenni la scuola italiana ha raccontato il Risorgimento e l’unificazione nazionale attraverso una narrativa prevalentemente nord-centrica, che ha contribuito a costruire nei ragazzi del Sud un senso di inferiorità storica e culturale. Proponiamo l’integrazione dei programmi scolastici nazionali con contenuti che valorizzino la storia, la cultura e le tradizioni del Mezzogiorno — dalla Magna Grecia alle civiltà normanna e sveva, dal Rinascimento meridionale alla resistenza al brigantaggio, fino alla storia contemporanea del Sud. Non si tratta di riscrivere la storia in chiave localista, ma di raccontarla nella sua complessità, restituendo dignità e orgoglio alle nuove generazioni meridionali.

Indicatori di monitoraggio

Per verificare i progressi in materia di istruzione e formazione nel tempo utilizziamo questi indicatori principali:

  • Tasso di abbandono scolastico precoce per regione (fonte: ISTAT, Rilevazione forze di lavoro)
  • Risultati INVALSI per area geografica in italiano e matematica (fonte: INVALSI)
  • Percentuale di scuole primarie con tempo pieno per regione (fonte: MIUR/MIM, Rilevazioni sull’istruzione)
  • Stato di conservazione degli edifici scolastici (fonte: MIUR/MIM, Anagrafe Edilizia Scolastica)
  • Mobilità studentesca interregionale: studenti che lasciano il Sud per studiare al Nord (fonte: MIUR/MIM, Anagrafe studenti universitari)

Fonti e approfondimenti

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