Tema 3: Imprenditoria e accesso al credito

Il Sud come territorio dove creare impresa è una scelta vincente — non un atto di coraggio.

Il problema in sintesi

Il Mezzogiorno produce circa il 22% del PIL nazionale ma ospita il 34% della popolazione italiana. Il numero di imprese attive per abitante al Sud è significativamente inferiore alla media nazionale, e quelle esistenti operano in condizioni di svantaggio strutturale: accesso al credito più costoso e più difficile, burocrazia più lenta, criminalità organizzata che distorce il mercato, infrastrutture insufficienti.

Le grandi banche nazionali raccolgono risparmio al Sud e lo reinvestono prevalentemente altrove. Il venture capital e i fondi di investimento hanno una presenza quasi nulla nel Mezzogiorno. I fondi europei, pur abbondanti sulla carta, vengono spesso distribuiti senza una strategia coerente, con una capacità di spesa cronicamente insufficiente — e in alcuni casi il Governo nazionale ha utilizzato meccanismi di compensazione per dirottare risorse ordinarie dal Sud al Centro-Nord, neutralizzando di fatto l’effetto aggiuntivo dei fondi strutturali europei.

Il risultato è un ecosistema che scoraggia chi vuole investire e chi vuole restare. Cambiarlo non richiede assistenzialismo: richiede regole più giuste, istituzioni più efficienti e strumenti finanziari adeguati.

La nostra visione

Il Sud diventa un territorio dove aprire un’impresa è semplice, finanziabile e conveniente. Dove i capitali locali vengono reinvestiti localmente. Dove i fondi europei producono sviluppo reale e non si perdono in rivoli burocratici. Dove le eccellenze del territorio — turismo, agricoltura di qualità, artigianato, economia del mare, tecnologia — sono valorizzate con strumenti moderni e competitivi a livello europeo.

In coerenza con lo Statuto: libertà d’impresa mediata dalla tutela dei soggetti più deboli, riduzione delle disuguaglianze sostanziali, economia ecocompatibile, gestione locale delle risorse territoriali.


Gli obiettivi

  1. Aumentare del 30% il numero di imprese attive nel Mezzogiorno entro il 2032.
  2. Ridurre del 50% i tempi burocratici per l’apertura di una nuova impresa al Sud entro il 2027.
  3. Portare almeno una istituzione finanziaria indipendente a capitale meridionale in ogni regione del Sud entro il 2030.
  4. Dimezzare il differenziale di costo del credito tra Sud e Centro-Nord entro il 2030.
  5. Raddoppiare il numero di startup innovative nelle università meridionali entro il 2030.
  6. Raggiungere il 100% di utilizzo dei fondi strutturali europei assegnati al Mezzogiorno entro ogni ciclo di programmazione.

Le azioni proposte

1. Fiscalità differenziata e semplificata

Proponiamo di concentrare le agevolazioni fiscali oggi disperse in un unico strumento territoriale coerente, che abbassi le aliquote per le imprese nelle regioni del Mezzogiorno. Per le nuove imprese: una no-tax area per i primi 5-7 anni di attività, con un regime fiscale concordato che garantisca certezza e prevedibilità. Per le imprese che lavorano con la pubblica amministrazione: obbligo di pagamento nei tempi previsti dalla legge europea (30 giorni) e strumenti bancari garantiti dallo Stato per lo sconto delle fatture, eliminando i ritardi cronici che soffocano le piccole imprese meridionali.

2. Sportello unico impresa: burocrazia zero

Ogni regione del Sud deve dotarsi di uno sportello unico per l’apertura d’impresa — una struttura con poteri reali, in grado di gestire in autonomia tutte le procedure burocratiche, applicare gli incentivi vigenti e dare risposta certa entro 30 giorni. Non un ufficio che rimanda ad altri uffici: un interlocutore unico che accompagna l’imprenditore dalla prima idea all’operatività. Il modello esiste già in altri paesi europei — è ora di applicarlo sistematicamente nel Mezzogiorno.

3. Istituzioni finanziarie meridionali

La quasi totale assenza di banche, fondi di investimento e venture capital con sede e capitale nel Sud è uno dei freni strutturali più gravi. Proponiamo la creazione di istituti finanziari a capitale misto pubblico-privato con sede nel Mezzogiorno, dedicati al finanziamento delle PMI meridionali a condizioni competitive. Vanno sostenute le cooperative di credito e le banche di credito cooperativo che reinvestono localmente, come strumenti di finanza di prossimità. L’obiettivo è che il risparmio prodotto al Sud resti al Sud e torni a lavorare per il Sud.

4. Ecosistema università-impresa e startup

Potenziare i trasferimenti tecnologici tra università meridionali e imprese, con incubatori e acceleratori di startup nelle principali città del Sud. Incentivi fiscali per le imprese che si insediano nei parchi tecnologici universitari del Mezzogiorno. Eliminare le tasse universitarie per gli studenti iscritti a facoltà STEM nelle università meridionali, come investimento nel capitale umano del territorio e strumento concreto di contrasto alla fuga dei cervelli.

5. Valorizzazione delle eccellenze produttive meridionali

Il Sud possiede risorse uniche: coste, paesaggi, biodiversità, prodotti agroalimentari di eccellenza, tradizioni artigianali, patrimonio storico e culturale. Proponiamo un Piano integrato per le eccellenze meridionali che coordini investimenti, formazione, marketing territoriale e accesso ai mercati internazionali per turismo sostenibile, agricoltura di qualità, artigianato d’eccellenza ed economia del mare. Questi settori hanno il potenziale per diventare motori di sviluppo occupazionale permanente — non stagionale.

6. Utilizzo strategico dei fondi europei

Il Mezzogiorno riceve ogni ciclo di programmazione europea miliardi di euro in fondi strutturali. La capacità di spesa è storicamente insufficiente, e troppo spesso i fondi vengono persi o distribuiti senza una logica di sviluppo coerente. Proponiamo una cabina di regia interregionale per la programmazione e il monitoraggio dei fondi europei al Sud, con obiettivi misurabili, responsabilità chiare e piena trasparenza pubblica sui risultati. I fondi europei non sono un regalo: sono un’opportunità che il Mezzogiorno non può continuare a sprecare.

Gli indicatori di risultato

Proponiamo di misurare i progressi con questi indicatori:

Numero di nuove imprese attive nel Mezzogiorno: obiettivo +30% entro il 2032. Tempi medi di apertura di una nuova impresa al Sud: obiettivo -50% entro il 2027. Differenziale costo del credito Sud vs Centro-Nord: obiettivo -50% entro il 2030. Numero di startup innovative nelle università meridionali: obiettivo raddoppio entro il 2030. Tasso di utilizzo fondi strutturali europei al Sud: obiettivo 100% a fine ciclo di programmazione.

Fonti e documenti

SVIMEZ, Rapporto sul Mezzogiorno 2025  https://www.svimez.info/rapporto-2025/

Banca d’Italia, Economie regionali —collana in aggiornamento continuo  https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/economie-regionali/

ISTAT, Registro delle imprese attive per regione (2024) https://www.istat.it/it/archivio/imprese

Commissione Europea, Politica di coesione e fondi strutturali 2021-2027 https://ec.europa.eu/regional_policy/it/

Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Piano Transizione 5.0 https://www.mimit.gov.it/it/incentivi/piano-transizione-5-0

 

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