Il problema in sintesi
Il Mezzogiorno produce energia per tutta Italia da decenni — petrolio, gas, sole, vento — ma ne ha ricevuto in cambio pochissimo: royalty irrisorie, danni ambientali, nessuna governance locale. Oggi si apre uno scenario radicalmente nuovo: la transizione alle rinnovabili mette il Sud al centro della strategia energetica europea.
Per raggiungere i target del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC), il Mezzogiorno dovrà installare 27 GW aggiuntivi di rinnovabili entro il 2030 — pari al 50% del fabbisogno nazionale. È un’occasione storica. Ma senza una governance locale forte, il rischio è che si ripeta lo schema già visto con il petrolio: il Sud produce, altri decidono e incassano.
Analisi
La situazione attuale
Al 2024, la capacità rinnovabile installata nel Sud ha raggiunto 32,7 GW, con una crescita del 41% rispetto al 2021. Il potenziale è enorme: l’88% delle richieste di nuove connessioni per impianti rinnovabili in fase avanzata proviene dalle regioni del Sud e dalle isole, per un totale di 71 GW in attesa di connessione.
Sul fronte idrogeno, il PNRR ha stanziato 3,64 miliardi di euro per la filiera dell’idrogeno rinnovabile, con 28 dei 52 progetti finanziati localizzati nel Sud Italia, dove confluisce circa il 50% delle risorse totali — 225 milioni di euro. Il progetto SoutH2 Corridor, inserito nella European Hydrogen Backbone, è una dorsale di circa 3.300 km che collegherà il Nord Africa alla Baviera passando per l’Italia meridionale, con una capacità di importazione di 4 milioni di tonnellate annue di idrogeno verde.
Il Ministero dell’Ambiente ha inoltre stanziato 262 milioni di euro per sostenere l’autoproduzione di energia rinnovabile nelle imprese del Mezzogiorno nei Comuni con più di 5000 abitanti, nell’ambito del Programma Nazionale Ricerca, Innovazione e Competitività 2021-2027.
I nodi critici che restano irrisolti
Nonostante questi numeri promettenti, permangono tre problemi strutturali.
Il primo è la governance: la Strategia Nazionale Idrogeno presentata dal MASE nel novembre 2024 non prevede alcun obbligo di occupazione locale né clausole sulla proprietà degli impianti. Senza vincoli espliciti, il rischio è che si ripeta lo schema già visto in Basilicata con il petrolio — un territorio che produce valore per altri e continua a perdere abitanti.
Il secondo è la velocità: per installare 27 GW entro il 2030 il Sud dovrebbe mantenere un ritmo di 5,7 GW l’anno — quasi l’80% di tutta la nuova capacità rinnovabile installata dall’Italia nell’intero 2025. Il ritardo accumulato rende questa sfida molto impegnativa.
Il terzo è la rete elettrica: oltre il 40% delle cabine primarie italiane è prossimo alla saturazione, con iter autorizzativi disomogenei tra regioni che frenano lo sviluppo delle comunità energetiche e dei nuovi impianti.
Le opportunità occupazionali
Secondo lo studio SVIMEZ-A2A presentato ad aprile 2026, il raggiungimento dei target PNIEC genererebbe 73.000 nuovi posti di lavoro nel Mezzogiorno entro il 2030, di cui 15.000 per giovani under 35 — profili qualificati in ingegneria, installazione, esercizio degli impianti e monitoraggio. Come ha sintetizzato il direttore generale di SVIMEZ Luca Bianchi: senza il Sud non si raggiungono i target nazionali di decarbonizzazione, ma senza la transizione il Sud perde la sua grande opportunità di sviluppo qualitativo.
Obiettivi
Tre obiettivi principali, misurabili e con scadenza al 2030.
Primo — Sovranità energetica locale. Le comunità e le imprese del Mezzogiorno devono diventare produttrici e consumatrici di energia pulita, non solo ospiti passive di impianti di proprietà esterna. Obiettivo: almeno il 60% degli impianti rinnovabili installati nel Sud entro il 2030 deve avere una quota di proprietà o partecipazione locale.
Secondo — Occupazione qualificata e radicata. La transizione energetica deve trattenere i giovani, non essere un’altra occasione persa. Obiettivo: 73.000 nuovi posti di lavoro al Sud entro il 2030, con vincoli espliciti di assunzione locale nei contratti di incentivazione pubblica.
Terzo — Riduzione del costo dell’energia per famiglie e imprese meridionali. Il Sud produce energia ma la paga come tutti gli altri italiani. Obiettivo: riduzione del 20% del costo medio dell’energia per le PMI meridionali entro il 2030, attraverso comunità energetiche e autoproduzione diffusa.
Si propone la creazione di una commissione congiunta interregionale di controllo e di garanzia per la ricerca, lo sviluppo delle fonti energetiche nelle regioni del Mezzogiorno. Il primario ruolo della commissione sarà quello di adoperarsi per la tutela dell’ambiente e della popolazione monitorando la sicurezza della produzione, garantendo l’effettiva ricaduta economica locale e assicurando il rifornimento di energia a basso costo per le stesse popolazioni.
Azioni concrete
Un’Agenzia Energetica del Mezzogiorno
Proponiamo la costituzione di un’Agenzia Energetica del Mezzogiorno — organismo interregionale delle sei regioni peninsulari, con apertura a Sicilia e Sardegna — con il mandato di coordinare le autorizzazioni per gli impianti rinnovabili, negoziare con il governo nazionale le condizioni di ricaduta locale, monitorare i flussi di energia prodotta e consumata nel territorio, e garantire che i benefici economici restino nel Sud.
Clausole di ricaduta locale
Chiediamo al Parlamento e al Governo di introdurre clausole obbligatorie di occupazione locale e partecipazione comunitaria in tutti i contratti di incentivazione pubblica per impianti energetici nel Mezzogiorno — sul modello scozzese per l’eolico offshore e irlandese per le rinnovabili.
Comunità Energetiche Rinnovabili
Accelerare la diffusione delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) nei comuni meridionali, con priorità ai comuni sotto i 5.000 abitanti e alle aree interne, dove il rischio di spopolamento è più alto e il potenziale solare ed eolico è maggiore.
Idrogeno con governance locale
Garantire che le Hydrogen Valleys finanziate con fondi PNRR nel Sud producano ricaduta locale reale — proprietà, occupazione e gettito fiscale — e non si limitino a installare infrastrutture gestite da grandi utility nazionali o straniere.
Petrolio in Basilicata
In Basilicata, che produce circa l’80% del petrolio italiano, le royalties sono compensazioni economiche versate dalle compagnie petrolifere per le estrazioni. Sono regolate dalla Legge 99/2009 e vengono ripartite tra lo Stato, la Regione e i Comuni interessati.
- Quota base del 7%: Divisa tra Stato (30%), Regione Basilicata (55%) e Comuni del comprensorio estrattivo (15%).
- Quota aggiuntiva del 3%: Destinata a un Fondo nazionale per lo sviluppo economico e le tecnologie sostenibili.
Nonostante i miliardi di euro incassati negli anni, la gestione di queste risorse è da tempo al centro del dibattito pubblico lucano. Le polemiche riguardano principalmente due fattori:
- Il ritorno economico: Si stima che le entrate abbiano subito cali significativi per via della riduzione dei volumi estratti e delle fluttuazioni del prezzo del greggio.
- Lo sviluppo del territorio: Secondo le critiche di residenti e amministratori locali, i fondi non si sono tradotti in infrastrutture stabili e a lungo termine, lasciando la regione alle prese con problemi occupazionali e sociali.
Fino a quando verrà estratto il petrolio i proventi devono avere un riparto diverso, favorendo un maggiore distribuzione finanziaria ai Comuni, ed un piano di azione con scadenze precise che preveda l’aumento progressivo dell’occupazione, uno sgravio delle tasse per i residenti con miglioramento certificato dei servizi e un effettivo freno allo spopolamento. Per questo può essere creata una cabina di regia o una Agenzia Speciale che produca risultati e sia svincolata da poteri economici o interessi politici, perseguendo soltanto i risultati da raggiungere in tempi brevi.
Come misuriamo i progressi
Capacità rinnovabile installata al Sud: 32,7 GW oggi, obiettivo 59,7 GW al 2030. Nuovi posti di lavoro nel settore energia al Sud: obiettivo 73.000 al 2030. Posti di lavoro under 35: obiettivo 15.000 al 2030. Comuni del Sud con almeno una Comunità Energetica attiva: obiettivo 30% al 2030. Costo medio energia per le PMI meridionali: obiettivo -20% rispetto al 2026. Hydrogen Valleys operative al Sud: obiettivo 12 o più al 2030.

