La posizione meridionalista sulla politica energetica italiana
Mentre in Italia si organizza il ritorno al nucleare, il Mezzogiorno dovrebbe interrogarsi su una questione fondamentale: è davvero questa la tecnologia più conveniente per il Sud, oppure stiamo rischiando di investire ingenti risorse pubbliche in una soluzione costosa, lenta e destinata a trasferire sulle generazioni future il peso della gestione delle scorie?
Per chi guarda allo sviluppo del Mezzogiorno attraverso la lente del meridionalismo, la risposta è evidente. Il Sud possiede già uno dei più grandi patrimoni energetici d’Europa: sole, vento, biomasse e ampie aree idonee alla produzione di energia pulita. Invece di inseguire una tecnologia che richiede decenni per entrare in funzione, sarebbe forse più logico valorizzare ciò che il territorio già possiede.
Il nucleare: costi elevati e tempi lunghissimi
La narrazione secondo cui il nucleare rappresenterebbe una soluzione economica si scontra con la realtà dei numeri.
Le analisi internazionali mostrano che le nuove centrali nucleari richiedono investimenti enormemente superiori rispetto agli impianti rinnovabili. Gli studi di Lazard indicano che il costo di realizzazione del fotovoltaico e dell’eolico è sensibilmente inferiore rispetto a quello delle nuove centrali nucleari. world-nuclear.org
Costo di installazione per MW
| Tecnologia | Costo indicativo per MW installato |
|---|---|
| Fotovoltaico utility scale | 0,7 – 1,5 milioni € |
| Eolico terrestre | 1,2 – 2 milioni € |
| Eolico offshore | 3 – 5 milioni € |
| Nucleare di III generazione | 6 – 12 milioni € (o più) |
Fonte: elaborazione da studi Lazard e documentazione internazionale sui progetti nucleari recenti. lazard.com
Con le risorse necessarie per realizzare 1 GW nucleare è possibile installare diversi GW di impianti fotovoltaici nel Mezzogiorno, distribuendo occupazione e investimenti su un territorio molto più vasto.
Ma il vero problema è il tempo.
Tempi medi di realizzazione
| Tecnologia | Tempo medio di entrata in esercizio |
|---|---|
| Fotovoltaico | 1 – 3 anni |
| Eolico terrestre | 2 – 5 anni |
| Eolico offshore | 4 – 8 anni |
| Centrale nucleare | 10 – 15 anni (spesso oltre) |
Fonte: analisi dei principali progetti energetici internazionali. lazard.com
Per un territorio che aspetta ancora infrastrutture ferroviarie moderne, reti logistiche competitive e collegamenti efficienti, immobilizzare capitali per oltre un decennio significa rinunciare a opportunità immediate di sviluppo.
Quanto costa davvero l’energia prodotta?
Il confronto non può fermarsi all’investimento iniziale. Occorre considerare anche il costo dell’energia lungo l’intero ciclo di vita degli impianti.
Secondo le analisi di Lazard, il cosiddetto costo livellato dell’energia (LCOE) continua a premiare le fonti rinnovabili rispetto alle nuove centrali nucleari.
Costo medio di produzione dell’energia
| Tecnologia | Costo medio (€/MWh) |
|---|---|
| Eolico terrestre | 35 – 75 € |
| Fotovoltaico utility scale | 38 – 78 € |
| Eolico offshore | 70 – 150 € |
| Nuovo nucleare | 120 – 190 € |
Fonte: studi LCOE di Lazard. lazard.com
Si tratta di una differenza enorme, soprattutto in un Paese dove famiglie e imprese continuano a soffrire per il costo dell’energia.
Le scorie: una eredità lunga generazioni
I sostenitori del nucleare ricordano spesso che il volume delle scorie radioattive è relativamente contenuto. Tuttavia il problema non riguarda la quantità, ma la durata della loro pericolosità.
La stessa IAEA evidenzia come i programmi di smaltimento e gestione dei rifiuti radioattivi costituiscano attività estremamente complesse, caratterizzate da tempi lunghissimi e costi difficili da quantificare con precisione. iaea.org
Le scorie ad alta attività richiedono strutture dedicate, sorveglianza continua e depositi geologici profondi progettati per garantire la sicurezza per periodi che superano di gran lunga la vita economica degli impianti che le hanno prodotte. world-nuclear.org
In pratica, una centrale può funzionare sessant’anni; le sue scorie continueranno invece a richiedere controlli e gestione ben oltre la durata dello Stato che le ha prodotte.
Lo smantellamento: il costo nascosto
C’è poi un tema raramente affrontato nel dibattito politico: lo smantellamento degli impianti.
Le organizzazioni internazionali del settore nucleare riconoscono che il decommissioning comporta interventi tecnici estremamente complessi e costosi, che includono la bonifica radiologica, il trattamento dei materiali contaminati e la gestione dei rifiuti derivanti dalla demolizione. world-nuclear.org
Anche la OECD Nuclear Energy Agency richiama l’attenzione sulla necessità di predisporre adeguati fondi per coprire tali costi nel lungo periodo. oecd-nea.org
La conseguenza è evidente: una centrale nucleare continua a produrre costi per molti anni dopo aver smesso di produrre elettricità.
Il paradosso del Mezzogiorno
Il Sud Italia dispone delle migliori condizioni naturali del Paese per la produzione di energia rinnovabile.
Sicilia, Puglia, Calabria, Basilicata, Campania e Sardegna registrano livelli di irraggiamento solare tra i più elevati d’Europa. A ciò si aggiungono importanti risorse eoliche terrestri e offshore.
Il vero paradosso è che si discute di investire centinaia di miliardi in una tecnologia costosa e lenta mentre il Mezzogiorno possiede già, gratuitamente, la materia prima necessaria per diventare il principale polo energetico del Mediterraneo.
Confronto su un investimento da 10 miliardi di euro
| Soluzione | Potenza realizzabile |
|---|---|
| Fotovoltaico | 6 – 10 GW |
| Eolico terrestre | 5 – 8 GW |
| Nucleare | 1 – 1,5 GW |
Elaborazione sulla base dei costi medi di investimento delle diverse tecnologie. lazard.com
La proposta meridionalista: una comunità energetica in ogni Comune
Invece di attendere vent’anni per la produzione di energia proveniente da una nuova centrale nucleare, il Mezzogiorno potrebbe perseguire una strategia fondata su migliaia di piccoli interventi distribuiti sul territorio.
L’obiettivo potrebbe essere semplice: favorire la nascita di una Comunità Energetica Rinnovabile in ogni comune del Sud.
Le amministrazioni locali potrebbero:
- installare fotovoltaico su scuole, municipi e palestre;
- coprire con pannelli i parcheggi pubblici;
- utilizzare cave e aree industriali dismesse;
- integrare sistemi di accumulo;
- coinvolgere cittadini e imprese nella produzione e condivisione dell’energia.
Esempio per un Comune di 10.000 abitanti
| Intervento | Valore indicativo |
|---|---|
| Potenza installata | 2 MW fotovoltaici |
| Investimento | 1,5 – 3 milioni € |
| Produzione annua | 3.000 – 3.500 MWh |
| Famiglie alimentabili | 1.000 – 1.300 |
| Tempo di realizzazione | 12 – 24 mesi |
| Scorie radioattive | Nessuna |
Mille comuni meridionali che realizzassero un progetto di questo tipo arriverebbero a sviluppare diversi GW di nuova capacità installata, generando risparmi energetici locali, maggiore autonomia e nuove opportunità occupazionali.
Rinnovabili e nucleare a confronto
| Aspetto | Rinnovabili | Nucleare |
|---|---|---|
| Costo d’investimento | Basso-Medio | Molto elevato |
| Tempo di realizzazione | Breve | Molto lungo |
| Costi di smaltimento | Limitati | Molto elevati |
| Produzione di scorie | Nessuna | Presente |
| Occupazione diffusa | Alta | Limitata |
| Impatto territoriale positivo | Alto | Basso |
| Adattabilità ai Comuni | Elevata | Nulla |
| Costi sulle future generazioni | Modesti | Significativi |
Conclusioni
Per il Mezzogiorno la questione energetica non riguarda soltanto la produzione di elettricità. Riguarda il modello di sviluppo che si intende perseguire.
Il nucleare concentra investimenti, decisioni e benefici in pochi grandi impianti, richiede tempi lunghissimi e lascia il problema delle scorie alle generazioni future. Le rinnovabili, al contrario, consentono di distribuire ricchezza, occupazione e autonomia energetica su tutto il territorio.
Un’autentica politica meridionalista dovrebbe partire da qui: trasformare il sole e il vento del Sud in una infrastruttura economica diffusa, capace di ridurre il divario con il Centro-Nord e di restituire ai territori una parte della ricchezza che producono.
Perché il più grande giacimento energetico del Mezzogiorno non si trova nel sottosuolo. È già sopra le nostre teste.

