Tema 6: Ambiente, dissesto e bonifiche

Il Sud non è una discarica. È un territorio da tutelare, risanare e restituire alle comunità che ci vivono.

Il problema in sintesi

Il Mezzogiorno concentra alcune delle emergenze ambientali più gravi d’Italia. Il dissesto idrogeologico colpisce in misura sproporzionata le regioni meridionali: frane, alluvioni ed erosione costiera si ripetono ogni anno con morti, sfollati e danni miliardari, mentre i fondi per la prevenzione arrivano in ritardo o non arrivano affatto. Le coste meridionali, tra le più belle d’Europa, sono erose da decenni di cementificazione selvaggia e dalla mancanza di politiche di gestione del territorio.

A questo si aggiunge il peso storico dell’inquinamento industriale: i Siti di Interesse Nazionale (SIN) per le bonifiche sono concentrati per oltre il 60% nel Mezzogiorno — Taranto, Bagnoli, Priolo, Gela, la Terra dei Fuochi. Aree dove generazioni di cittadini hanno pagato con la salute il costo di uno sviluppo industriale gestito senza regole. Le bonifiche procedono a rilento da decenni, bloccate da contenziosi legali, carenze burocratiche e mancanza di volontà politica.

A tutto questo si aggiunge il problema dei rifiuti: le regioni meridionali soffrono ancora di un gap strutturale nella raccolta differenziata, nella gestione dei rifiuti speciali e nella presenza di discariche abusive. La criminalità organizzata ha storicamente sfruttato questo vuoto, gestendo smaltimenti illegali che hanno avvelenato suoli e falde acquifere.

La nostra visione

Un Sud dove il territorio è curato, non saccheggiato. Dove le bonifiche vengono completate in tempi certi, restituendo ai cittadini terre e mari che sono stati loro sottratti. Dove la prevenzione del rischio idrogeologico è una priorità di bilancio, non un’emergenza da gestire dopo ogni catastrofe. Dove la gestione dei rifiuti è efficiente, trasparente e sottratta alla criminalità organizzata.

L’ambiente non è un vincolo allo sviluppo del Sud — è una delle sue risorse più preziose. Tutelare l’ambiente significa anche valorizzarlo: un territorio sano, bonificato e curato è più attrattivo per il turismo, l’agricoltura di qualità, la residenzialità e gli investimenti. Il risanamento ambientale è politica economica, non solo politica ambientale.

In coerenza con lo Statuto: tutela dell’ecosistema, sviluppo ecocompatibile, diritto alla salute e alla sicurezza delle comunità locali.

Gli obiettivi

  1. Completare le bonifiche di tutti i Siti di Interesse Nazionale nel Mezzogiorno entro il 2035, con cronoprogrammi vincolanti e commissari con poteri sostitutivi in caso di inadempienza.
  2. Ridurre del 40% il numero di comuni meridionali in zona ad alto rischio idrogeologico entro il 2030, attraverso interventi strutturali di messa in sicurezza.
  3. Portare la raccolta differenziata in tutte le regioni meridionali sopra il 65% entro il 2028, allineandosi alla media nazionale.
  4. Azzerare le discariche abusive attive nel Mezzogiorno entro il 2027, con piani di bonifica e ripristino dei siti contaminati.
  5. Dimezzare la lunghezza delle coste meridionali soggette a erosione attiva entro il 2032, attraverso interventi di rinaturalizzazione e gestione integrata della fascia costiera.

Le nostre proposte

1. Un piano straordinario per il dissesto idrogeologico

Il dissesto idrogeologico nel Sud non è una fatalità: è il risultato di decenni di mancata manutenzione del territorio, di abusivismo edilizio, di urbanizzazione dei fondovalle e di tagli alla spesa per la prevenzione. Proponiamo un piano pluriennale di interventi strutturali — consolidamento dei versanti, sistemazione degli alvei, rinaturalizzazione dei torrenti — con finanziamenti certi e strutture commissariali che garantiscano l’effettiva realizzazione. La prevenzione costa dieci volte meno della ricostruzione: è una scelta razionale prima ancora che etica.

2. Bonifiche: tempi certi e responsabilità chiare

Le bonifiche dei siti contaminati nel Mezzogiorno sono ferme da troppo tempo. A Bagnoli, a Taranto, a Priolo, le procedure vanno avanti da decenni senza risultati concreti per i cittadini. Proponiamo un meccanismo nazionale — modellato sulle best practice europee — con cronoprogrammi vincolanti, finanziamenti dedicati e responsabilità chiare: chi inquina paga, chi non bonifica nei tempi viene sostituito da un commissario con poteri effettivi. Le comunità che hanno sopportato il costo ambientale dello sviluppo industriale hanno diritto a vedere i risultati, non solo i tavoli.

3. Legalità nella gestione dei rifiuti

La criminalità organizzata prospera dove c’è vuoto istituzionale. Nel ciclo dei rifiuti al Sud questo vuoto è stato storico: impianti insufficienti, amministrazioni impreparate, controlli assenti. Proponiamo investimenti massicci in infrastrutture per il trattamento e il riciclo dei rifiuti, obblighi di trasparenza per tutti gli operatori del settore, e un potenziamento strutturale dei controlli da parte delle agenzie ambientali regionali. La raccolta differenziata va sostenuta non solo con campagne di sensibilizzazione ma con servizi affidabili e accessibili anche nelle aree interne e rurali.

 4. Tutela e ripristino delle coste

Le coste del Mezzogiorno sono tra le più belle e biologicamente ricche d’Europa, eppure l’erosione costiera è in accelerazione in quasi tutte le regioni meridionali. Il problema è in parte naturale, in parte il risultato di decenni di opere portuali, dragaggi e prelievi di sabbia che hanno alterato l’equilibrio sedimentario. Proponiamo una moratoria sulle nuove concessioni demaniali nelle aree a rischio erosione, programmi di rinaturalizzazione delle dune e delle praterie di posidonia, e un piano di riqualificazione delle coste degradate che coniughi tutela ambientale e sviluppo turistico sostenibile.

5. Giustizia ambientale per le comunità colpite

In alcune aree del Mezzogiorno — la Terra dei Fuochi in Campania, il triangolo della morte in Puglia, le aree petrolchimiche di Sicilia e Basilicata — i cittadini convivono da generazioni con tassi di tumori e malattie respiratorie significativamente superiori alla media nazionale. Proponiamo il potenziamento dei registri tumori regionali, programmi di sorveglianza sanitaria attiva nelle aree a rischio, e l’istituzione di un fondo nazionale di risarcimento per le comunità che hanno subito danni sanitari documentati a causa di inquinamento industriale. La salute non è negoziabile.

6. Transizione verde come opportunità per il Sud

La transizione ecologica non è solo un obbligo normativo: è un’opportunità economica. Il Mezzogiorno ha le condizioni — spazio, sole, vento, biodiversità, know-how agricolo — per diventare protagonista della green economy europea. La bonifica di siti industriali dismessi può aprire spazio a nuovi insediamenti produttivi sostenibili. La riqualificazione ambientale delle aree degradate crea posti di lavoro qualificati. I fondi europei del Green Deal e della politica di coesione devono essere orientati con priorità verso il Sud, che ha il maggior potenziale di trasformazione e il maggior bisogno di investimento. In coerenza con quanto proposto nel Tema 1 sull’energia, qui il filo è lo stesso: il Sud non insegue la transizione, la guida.

Indicatori di monitoraggio

Per verificare i progressi in materia di ambiente e territorio nel tempo utilizziamo questi indicatori principali:

  • Percentuale di superficie dei SIN bonificata rispetto al totale (fonte: ISPRA)
  • Numero di comuni in zona ad alto rischio idrogeologico (fonte: ISPRA, Inventario dei Fenomeni Franosi)
  • Percentuale di raccolta differenziata per regione (fonte: ISPRA, Rapporto Rifiuti Urbani)
  • Chilometri di costa in erosione attiva (fonte: ISPRA, Rapporto erosione costiera)
  • Numero di discariche abusive censite e bonificate (fonte: ARPA regionali)

Fonti e approfondimenti

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