Tema 5: Agricoltura di qualità

Il Sud nutre l’Europa — non come fornitore di materie prime, ma come capitale mondiale del cibo di eccellenza.

Il problema in sintesi

Il Sud Italia possiede una delle dotazioni agroalimentari più ricche del mondo: clima, biodiversità, varietà autoctone, tradizioni millenarie, denominazioni di origine protette tra le più pregiate d’Europa. Eppure la maggior parte dei supermercati meridionali è piena di prodotti provenienti dal Nord o dall’estero, spesso a scapito di produzioni locali di qualità superiore. Le sedi legali di molte aziende che producono al Sud sono al Nord. I margini commerciali restano fuori dal territorio. Il valore aggiunto dell’agroalimentare meridionale viene catturato altrove.

A questo si aggiunge la concorrenza sleale da parte di produttori stranieri — in particolare asiatici — che imitano e svalutano prodotti con denominazione di origine controllata, erodendo quote di mercato a danno dei produttori locali. Il caporalato e lo sfruttamento del lavoro agricolo rimangono piaghe diffuse, che abbassano i costi in modo illegale e distorcono la concorrenza. I cambiamenti climatici colpiscono duramente il settore: siccità, alluvioni improvvise e parassiti nuovi minacciano produzioni storiche.

La nostra visione

Il Sud diventa il principale polo europeo dell’agricoltura di qualità — non produzione di massa, ma eccellenza riconoscibile, tracciabile e ben remunerata. Un territorio che esporta più prodotti alimentari di quanti ne importa, che valorizza le sue denominazioni di origine, che sviluppa filiere corte e acquisti a chilometro zero, che investe nella formazione degli agricoltori e nell’innovazione tecnologica applicata alla terra.

In coerenza con lo Statuto: valorizzazione delle risorse naturali, economia ecocompatibile, sviluppo della competitività locale, pari opportunità per i lavoratori agricoli.

Gli obiettivi

  1. Aumentare del 40% il valore delle esportazioni agroalimentari del Mezzogiorno entro il 2030.
  2. Portare al 30% la quota di prodotti a denominazione di origine (DOP, IGP, STG) sul totale della produzione agroalimentare meridionale entro il 2030.
  3. Raddoppiare il numero di mercati a chilometro zero e di filiere corte nelle regioni del Sud entro il 2028.
  4. Eliminare il caporalato e il lavoro nero in agricoltura entro il 2030, attraverso controlli sistematici e programmi di emersione.
  5. Portare al 25% la quota di superficie agricola coltivata con metodi biologici certificati nel Mezzogiorno entro il 2030.
  6. Ridurre del 30% le perdite di produzione agricola causate da siccità e eventi climatici estremi attraverso investimenti in irrigazione e gestione idrica entro il 2032.

Le azioni proposte

1. Valorizzazione e difesa delle denominazioni di origine

Le produzioni DOP e IGP del Sud sono un patrimonio che vale miliardi ma che viene troppo spesso imitato, falsificato o svalutato sui mercati internazionali. Proponiamo una strategia coordinata a livello interregionale — che coinvolga Regioni, Camere di Commercio e associazioni di categoria — per la difesa attiva delle denominazioni di origine sui mercati europei e globali, con risorse dedicate al contrasto della contraffazione e alla promozione internazionale dei prodotti meridionali autentici.

2. Filiere corte, chilometro zero e comprasud

Proponiamo incentivi fiscali per la grande distribuzione che aumenta la quota di prodotti meridionali sugli scaffali, e per i ristoratori e le mense pubbliche che scelgono fornitori locali. Va sostenuta la creazione di mercati contadini, gruppi di acquisto solidale e piattaforme digitali che collegano direttamente produttori e consumatori del Sud. L’obiettivo è che il risparmio delle famiglie meridionali torni in misura crescente a circolare nell’economia locale — non a finanziare filiere lontane.

3. Innovazione tecnologica e agricoltura di precisione

L’agricoltura del futuro usa sensori, droni, intelligenza artificiale e dati climatici per ottimizzare l’uso di acqua, fertilizzanti e pesticidi, riducendo i costi e l’impatto ambientale. Il Sud ha le condizioni ideali per diventare un laboratorio europeo di agricoltura di precisione. Proponiamo programmi di formazione e incentivi per l’adozione di tecnologie innovative nelle aziende agricole meridionali, con particolare attenzione alle piccole e medie imprese che non hanno le risorse per investire da sole.

4. Gestione idrica e adattamento ai cambiamenti climatici

La siccità è già oggi una delle principali minacce all’agricoltura meridionale, e i modelli climatici indicano che peggiorerà. Proponiamo un piano straordinario per la manutenzione e il potenziamento delle infrastrutture irrigue nel Mezzogiorno, il recupero degli invasi esistenti spesso inutilizzati per mancanza di manutenzione, e incentivi per tecnologie di risparmio idrico come l’irrigazione a goccia. L’acqua è una risorsa strategica per l’agricoltura del Sud: la sua gestione non può essere lasciata al caso o all’emergenza.

5. Lotta al caporalato e tutela dei lavoratori agricoli

Il caporalato non è solo un crimine: è un elemento che distorce l’intera filiera agricola, abbassando artificialmente i costi e rendendo impossibile competere per chi rispetta le regole. Proponiamo il potenziamento strutturale dell’ispettorato del lavoro nelle aree agricole del Sud, pene più severe per i datori di lavoro che ricorrono allo sfruttamento, e programmi concreti di tutela e regolarizzazione per i lavoratori in condizioni di irregolarità. Un’agricoltura di qualità non può poggiare su lavoro di bassa qualità.

6. Biologico, agroecologia e tutela della biodiversità

Il Sud è una delle aree con la maggiore biodiversità agricola d’Europa, con centinaia di varietà autoctone di frutta, verdura, cereali e legumi che non esistono altrove. Questo patrimonio è a rischio di estinzione per l’abbandono delle pratiche tradizionali e la standardizzazione delle colture. Proponiamo programmi specifici per la conservazione delle varietà autoctone, incentivi per la conversione al biologico certificato, e il riconoscimento dell’agroecologia come modello di sviluppo prioritario per le aree rurali del Mezzogiorno.

Gli indicatori di risultato

Proponiamo di misurare i progressi con questi indicatori:

Valore esportazioni agroalimentari del Mezzogiorno: obiettivo +40% entro il 2030. Quota produzioni DOP/IGP sul totale agroalimentare meridionale: obiettivo 30% entro il 2030. Superficie agricola biologica certificata al Sud: obiettivo 25% entro il 2030. Numero di mercati a chilometro zero nel Mezzogiorno: obiettivo raddoppio entro il 2028. Casi di caporalato accertati: obiettivo riduzione del 70% entro il 2030.

Fonti e documenti

SVIMEZ, Rapporto sull’economia e la società del Mezzogiorno 2025 https://www.svimez.it/rapporto-svimez-2025/

ISMEA, Rapporto sul sistema agroalimentare del Mezzogiorno https://www.ismea.it/

Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste — Politiche di sviluppo rurale https://www.politicheagricole.it/

Commissione Europea, Politica Agricola Comune (PAC) 2023-2027 https://agriculture.ec.europa.eu/common-agricultural-policy/cap-overview/cap-2023-27_it

ISTAT, Censimento dell’agricoltura 2020 https://www.istat.it/it/archivio/agricoltura

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