Il problema in sintesi
Il paradosso idrico del Mezzogiorno è uno dei più clamorosi d’Italia: una delle aree geograficamente più ricche di sole e di potenziale agricolo, cronicamente alle prese con la siccità, con acquedotti colabrodo e con una gestione delle risorse idriche tra le più inefficienti d’Europa. Il Sud riceve mediamente meno precipitazioni del Nord, ma il problema non è solo climatico: è strutturale.
Gli acquedotti meridionali perdono in media oltre il 50% dell’acqua immessa in rete prima che arrivi ai rubinetti — contro una media nazionale già alta del 42%. In alcune province di Calabria, Sicilia e Basilicata si supera il 60%. Gli invasi esistenti sono spesso inutilizzati o sottoutilizzati per mancanza di manutenzione, sedimentazione o problemi burocratici. Nuove infrastrutture non vengono costruite da decenni.
Nel frattempo i cambiamenti climatici accelerano: le estati sono più lunghe e calde, le piogge più intense e concentrate in pochi eventi, la siccità sempre più frequente. Le comunità rurali e i coltivatori meridionali sono i primi a pagarne il prezzo — con raccolti persi, bestiame a rischio, attività economiche compromise.
A questo si aggiunge il problema della qualità: in alcune aree del Sud l’acqua del rubinetto non è potabile, o viene percepita come tale dai cittadini, con un ricorso all’acqua in bottiglia tra i più alti d’Europa — un costo aggiuntivo che ricade soprattutto sulle famiglie a basso reddito.
La nostra visione
L’acqua è un diritto fondamentale e un bene comune. Nel Mezzogiorno deve diventare anche una leva di sviluppo: gestita con efficienza, distribuita con equità, tutelata come risorsa strategica per l’agricoltura, il territorio e le comunità.
Un Sud che risolve il problema idrico è un Sud più competitivo, più resiliente ai cambiamenti climatici e più giusto socialmente. Gli investimenti sugli acquedotti, sugli invasi e sul risparmio idrico non sono spesa pubblica — sono la condizione per rendere possibili tutte le altre politiche di sviluppo del territorio meridionale.
In coerenza con lo Statuto: tutela dei beni comuni, riduzione delle disuguaglianze sostanziali, sviluppo ecocompatibile, diritto alla salute e alla qualità della vita.
Gli obiettivi
- Ridurre le perdite degli acquedotti meridionali sotto il 25% entro il 2032, partendo dall’attuale media superiore al 50%.
- Portare al pieno utilizzo tutti gli invasi esistenti nel Mezzogiorno entro il 2028, attraverso manutenzione straordinaria e rimozione degli ostacoli burocratici.
- Garantire acqua potabile di qualità certificata a tutti i comuni meridionali entro il 2027.
- Ridurre del 30% il fabbisogno idrico dell’agricoltura meridionale entro il 2030 attraverso tecnologie di risparmio e riuso.
- Azzerare i fenomeni di razionamento idrico nei comuni meridionali entro il 2030.
Le nostre proposte
1. Manutenzione straordinaria degli acquedotti
Oltre il 50% dell’acqua immessa nelle reti acquedottistiche meridionali viene perso prima di arrivare ai cittadini. Si tratta di infrastrutture vecchie di decenni, mai ammodernate sistematicamente, con perdite che rappresentano uno spreco economico e ambientale intollerabile. Proponiamo un piano straordinario di manutenzione e sostituzione delle reti idriche nel Mezzogiorno, finanziato con fondi europei e nazionali, con priorità ai comuni con le perdite più elevate e con obiettivi vincolanti di riduzione annua delle dispersioni.
2. Riattivazione e potenziamento degli invasi
Il Mezzogiorno ha invasi costruiti decenni fa che oggi operano a capacità ridotta per mancanza di manutenzione, sedimentazione degli specchi d’acqua o blocchi burocratici. È un patrimonio idrico esistente che non viene usato. Proponiamo un censimento completo degli invasi meridionali con piano di intervento prioritario, risorse dedicate alla desedimentazione e alla manutenzione straordinaria, e una semplificazione delle procedure autorizzative che oggi bloccano anche gli interventi più urgenti. Nel lungo periodo, va valutata la costruzione di nuovi invasi nelle aree a maggior stress idrico.
3. Agricoltura e risparmio idrico
L’agricoltura è il settore che consuma più acqua nel Mezzogiorno — fino al 70% dei prelievi totali in alcune regioni. Una parte significativa di questo consumo può essere ridotta con tecnologie già disponibili: irrigazione a goccia, sensori di umidità del suolo, sistemi di monitoraggio in tempo reale. Proponiamo incentivi strutturali per l’adozione di tecnologie di risparmio idrico nelle aziende agricole meridionali, con attenzione particolare alle piccole imprese che non hanno le risorse per investire da sole. Il risparmio idrico in agricoltura non riduce la produttività — spesso la aumenta.
4. Riuso delle acque reflue
Le acque reflue depurate rappresentano una risorsa idrica ancora largamente inutilizzata nel Mezzogiorno. In Israele e in Spagna il riuso agricolo delle acque reflue copre già una quota significativa del fabbisogno irriguo. L’Italia è indietro, e il Sud in particolare. Proponiamo un quadro normativo semplificato per il riuso irriguo delle acque reflue depurate, investimenti negli impianti di trattamento necessari, e incentivi per i consorzi irrigui che adottano questa pratica. È una delle risposte più efficaci alla siccità strutturale del Mezzogiorno.
5. Qualità dell’acqua e fiducia dei cittadini
In molte aree del Sud i cittadini non si fidano dell’acqua del rubinetto e ricorrono sistematicamente all’acqua in bottiglia, con costi aggiuntivi rilevanti per le famiglie e un impatto ambientale significativo. In alcuni casi la sfiducia è giustificata da problemi reali di qualità; in altri è il risultato di una comunicazione pubblica insufficiente. Proponiamo un programma di certificazione e comunicazione trasparente della qualità dell’acqua potabile in tutti i comuni meridionali, con dati accessibili in tempo reale ai cittadini, e interventi mirati negli acquedotti dove i problemi di qualità sono reali e documentati.
6. Governance dell’acqua: un bene comune da sottrarre alla frammentazione
La gestione idrica nel Mezzogiorno è frammentata tra decine di gestori diversi — alcuni pubblici, alcuni privati, molti piccoli e inefficienti. Questa frammentazione impedisce gli investimenti di scala necessari e produce inefficienze strutturali. Proponiamo un processo di razionalizzazione della governance idrica nel Sud, con ambiti territoriali ottimali effettivamente funzionanti, gestori capaci di investire e pianificare nel lungo periodo, e un ruolo di coordinamento interregionale nell’ambito della macroregione meridionale. L’acqua è un bene comune — la sua gestione deve essere all’altezza di questa responsabilità.
Indicatori di monitoraggio
Per verificare i progressi in materia di acqua e territorio nel tempo utilizziamo questi indicatori principali:
- Percentuale di perdite nelle reti di distribuzione idrica per regione (fonte: ISTAT, Censimento delle acque)
- Capacità degli invasi utilizzata rispetto alla capacità totale (fonte: ANBI)
- Percentuale di comuni con acqua potabile di qualità certificata (fonte: ISS, Rapporto ISTISAN)
- Adozione di tecnologie di irrigazione a risparmio idrico nelle aziende agricole (fonte: ISTAT, Censimento agricoltura)
- Volumi di acque reflue riusate in agricoltura (fonte: ISPRA)
Fonti e approfondimenti
- ISTAT, Le statistiche sull’acqua – Anni 2020-2024 —https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/03/Report-Statistiche-sullacqua_Anni-2020-2024.pdf
- ANBI, Associazione Nazionale Consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue — https://www.anbi.it
- ISPRA, Annuario dei dati ambientali — https://indicatoriambientali.isprambiente.it/it
- Istituto Superiore di Sanità, Rapporto ISTISAN Qualità delle acque destinate al consumo umano — https://www.iss.it/search?q=acqua
- Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA, Servizio Idrico Integrato) — https://www.arera.it/area-operatori/acqua
- UNESCO/UN-Water, World Water Development Report 2024 — https://www.unwater.org/publications/un-world-water-development-report-2024
